I pellegrini potranno vedere da vicino cinque frammenti, conservati nella basilica romana di Santa Maria Maggiore, del legno che la tradizione indica come appartenente alla culla di Gesù. L’esposizione al pubblico, per un mese a partire dal prossimo 15 ottobre, è la conseguenza del rifacimento del reliquiario nel quale si trova la “sacra culla”.

Dalla Terra Santa a Roma

L’arrivo della presunta reliquia a Roma risale probabilmente all’epoca di Papa Teodoro I (642-649), figlio di un vescovo di Gerusalemme, che la ricevette in dono dal patriarca san Sofronio per proteggerla dall’espansione musulmana in Terra Santa. La “sacra culla” venne portata nella basilica di Santa Maria Maggiore, perché, costruita nel 432 dopo che il Concilio di Efeso proclamò il dogma secondo il quale Maria è la “madre di Dio”, in essa il Papa dell’epoca, Sisto III, vi fece costruire una “grotta della Natività” simile a quella di Betlemme. Da allora la basilica prese il nome di Santa Maria Ad Praesepem, Santa Maria presso il presepe. Nel corso dei secoli i legni attribuiti alla culla raccontata nel Vangelo di Marco ha cambiato sistemazione: dopo la “grotta della natività” fu spostata in un reliquiario costruito nel 1802 da Giuseppe Valadier, tra i maggiori protagonisti del Neoclassicismo a Roma, e infine in una grande Confessio, una struttura in marmo realizzata sotto l’altare maggiore dall’architetto romano Virginio Vespignani. “E’ questo complesso”, spiega una nota della basilica, “a essere oggi interessato da un nuovo intervento volto a coniugare la tutela delle reliquie con le più avanzate esigenze conservative”. Con l’occasione, il reliquiario sarà trasferito su uno degli altari laterali della navata destra “consentendo ai fedeli di avvicinarsi alla Sacra Culla in una condizione di raccoglimento e prossimità del tutto particolare”.

Analisi del legno e del polline

Ovviamente non vi è certezza scientifica circa l’autenticità della “sacra culla”. La prima menzione di una mangiatoia viene fatta da Origene nel 220 e nel 400 ne scrisse san Girolamo. Nel 2018, quando papa Francesco ha deciso di regalare al Patriarcato di Gerusalemme un frammento della mangiatoia, i Musei vaticani hanno condotto analisi botaniche e palinologiche che, ha riferito a suo tempo l’Osservatore Romano, hanno identificato il legno fico sicomoro, una specie originaria del Medio Oriente e dell'Africa orientale, ed hanno isolato granuli di polline che corrisponderebbe alla flora delle colline della Giudea e del bacino di Betlemme. La datazione del manufatto sarebbe compatibile con l’epoca di Gesù. Per molto tempo la “sacra culla” è stata portata in processione la notte della Vigilia di Natale, ricorrenza che ha la sua origine proprio a Santa Maria Maggiore. Dopo la pausa della pandemia, è stata comunque esposta, da Natale all’Epifania, ma sollevata in alto. Adesso viene esposta per un mese, a partire dal 15 ottobre, in una sistemazione alla quale i fedeli possono avvicinarsi “da una prossimità normalmente impossibile”.