(di Lucia Magi)

"Se non trovi una strada,

costruiscila". Con questo consiglio del nonno, Cristina Lippolis

Rambaldi ha ricordato il maestro italiano degli effetti speciali

Carlo Rambaldi, che giovedì ha ricevuto una stella sulla Walk of

Fame. Il creatore di E.T. è entrato nel firmamento di Hollywood:

il suo nome a caratteri di bronzo è sulla mattonella numero

2.860, assegnata postuma nella categoria cinema.

"Ho avuto la fortuna di trascorrere la mia infanzia nel suo

laboratorio, senza sapere quanto fosse famoso", ha raccontato

all'ANSA Cristina, vice presidente della Fondazione che porta il

nome dell'artista. "Con le mie sorelle disegnavamo, costruivamo

oggetti, provavamo meccanismi e giocavamo con le creature

nascoste qua e là". Solo crescendo ha capito che quell'uomo

capace di inventare giochi, disegnare, raccontare storie e

insegnare alle nipoti a osservare stelle e pianeti con il

telescopio era una celebrità. "Era un uomo riservato e

silenzioso, ma quando qualcuno gli chiedeva del suo lavoro gli

si illuminavano gli occhi. Non negava mai uno schizzo di E.T. a

chi glielo chiedeva, anche quando era stanco. Andava bene

qualsiasi supporto: chissà quanti ce ne sono su tovaglioli di

carta sparsi per il mondo!", ha sorriso la giovane donna,

attrice e creatrice del progetto artistico in realtà estesa

'Alien Perspective', selezionato per Venice Immersive all'82°

Festival del Cinema di Venezia.

Nato nel 1925 a Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara, e

scomparso nel 2012, Rambaldi ha cominciato come pittore e

scultore, affascinato dalla meccanica e dalla possibilità di

dare movimento agli oggetti. Una mostra allestita all'Istituto

italiano di cultura espone proprio le sue opere pittoriche. Dopo

gli studi all'Accademia di Belle Arti di Bologna, Rambaldi ha

lavorato con registi come Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini

e Dario Argento, prima di essere chiamato a Hollywood da Dino De

Laurentiis per 'King Kong', che gli è valso il primo dei suoi

tre Oscar nel 1977. Gli altri due sono arrivati nel 1980 per

'Alien' di Ridley Scott e nel 1983 per 'E.T. l'extra-terrestre'

di Steven Spielberg, con cui aveva già collaborato per 'Incontri

ravvicinati del terzo tipo' (1977). Tra gli altri lavori

hollywoodiani, ha realizzato gli effetti speciali per 'Dune'

(1984) di David Lynch, il mostro Dagoth di 'Conan il

distruttore' (1984) e un lupo mannaro meccanico per 'Unico

indizio la luna piena' (1985).

La giornalista Silvia Bizio, per decenni corrispondente per

la Repubblica, ha presentato la cerimonia condividendo alcuni

ricordi personali: "L'ho conosciuto per un'intervista su 'E.T.'.

Il suo laboratorio a Northridge, a nord di Los Angeles, era

immenso, pieno di creature e meccanismi. Collodi l'avrebbe

definito 'il Paese dei Balocchi'". Da quel primo incontro è nata

un'amicizia. "Nella cucina sua e della moglie Bruna si riunivano

amici e celebrità del cinema. Una volta abbiamo festeggiato il

compleanno di Oliver Stone. Carlo ha montato una candela sulla

mano meccanica telecomandata che aveva realizzata per 'La mano',

e l'ha fatta avanzare lungo il corridoio per fargliela

soffiare", ha ricordato Bizio. La giornalista, insieme ad Anna

Manunza dell'Associazione Little Italy di Los Angeles, fa parte

del comitato per il centenario dalla nascita di Rambaldi,

impegnato dall'anno scorso per l'assegnazione della stella.

Da Roma è arrivato il presidente di Cinecittà Antonio

Saccone: "Mentre oggi molti temono il rapporto tra esseri umani

e tecnologia, Rambaldi ci ricorda che possiamo usarla per creare

magia. Ci insegna a non avere paura del futuro, ma a esplorarlo,

a sperimentare, a giocarci, prendendolo allo stesso tempo sul

serio", ha detto Saccone, sottolineando il sostegno di Cinecittà

alla candidatura del "genio degli effetti speciali" presso la

Camera di Commercio di Hollywood, che assegna e mantiene le

mattonelle più celebri dello spettacolo.

È stata infine la figlia Daniela, commossa e circondata dalle

figlie Cristina e Alessandra, a scoprire ufficialmente la

stella, quasi all'incrocio tra Hollywood Boulevard e Vine

Street, cuore della nascente industria del cinema più di un

secolo fa.

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