(di Francesca Pierleoni)
Tre milioni di copie vendute nel
mondo (di cui due tra Francia e Italia), traduzioni in oltre una
trentina di lingue. Sono fra i numeri del successo globale di
Cambiare l'acqua ai fiori, il romanzo di Valerie Perrin del 2018
(in Italia edito da e/o) che arriva sul grande schermo
nell'omonima trasposizione di Jean-Pierre Jeunet, coprodotta
dall'Italia, con Palomar, in anteprima alla Festa de cinema di
Roma, poi sala in Italia dal 5 gennaio con Lucky Red.
Straordinaria protagonista Leila Bekhti, in un cast che
comprende Matthias Schoenaerts, Melvil Poupaud e Sergio
Castellitto. "Ho amato moltissimo il mio personaggio - dice
l'attore e regista italiano - è l'angelo custode (della
protagonista, ndr). Ho sempre adorato Jean-Pierre, sa maneggiare
con grande sapienza il dramma, il melodramma, con un tocco di
surrealismo, di leggerezza. È davvero un maestro in questo".
Il film segue il travolgente percorso, tra amore, traumi,
incontri appassionanti, dolore, lutto, empatia e rinascita, di
Violette Toussaint (Bekhti), che dopo essere stata a lungo col
marito Philippe (Schoenaerts), tanto affascinante quanto
incostante e infedele, addetta ad un passaggio al livello nella
campagna francese, diventa custode di un piccolo cimitero in
Borgogna. Un cambiamento parallelo al suo percorso nel dolore
per la perdita della figlia piccola. Nella guarigione emotiva di
Violette, ha un ruolo importante l'incontro con Sasha
(Castellitto), custode del cimitero prima di lei: un uomo che,
pur con un passato tragico, è pieno di positività, amore per la
vita e voglia di scoprire il mondo.
Sasha "è un personaggio leggero ma tragico e quindi si
trattava di sapere trovare l'equilibrio giusto tra la tragedia
della sua vita e la sua leggerezza, la sua ironia. In qualche
misura si avvicina a un mondo italiano - aggiunge Castellitto -.
Vogliamo anche svelare che Jean-Pierre mi ha tagliato una scena
molto importante in cui raccontava il retrobottega dell'anima di
Sasha? Però io lo capisco benissimo, avendo fatto ogni tanto il
regista so che a volte per saper raccontare, devi saper
rinunciare a delle cose". Tra l'altro, "se c'è una cosa che mi
può essere riconosciuta, è una certa competenza rispetto a film
tratti da libri" osserva, riferendosi anche al sodalizio con la
moglie scrittrice Margaret Mazzantini. "So quanto sia difficile
mettere in scena un libro, soprattutto se ha avuto un grande
successo. E spesso poi succede che magari da libri mediocri si
ottengono dei bellissimi film oppure da libri straordinari si
ottengono dei film piuttosto normali. Invece lui è riuscito a
nascondersi in qualche modo dentro al libro. Secondo me la
riuscita è veramente formidabile".
Castellitto, nella sua parte di riprese, ha condiviso il set
in un cimitero con Leila Bekhti: "Ci abbiamo passato una
settimana che di per sé sembrerebbe una roba triste. Invece ci
siamo molto divertiti, siamo stati molto complici", ed "è stato
molto bello anche aver conosciuto Matthias, un attore che
ammiro moltissimo. Come dico sempre, i film non è importante
soltanto farli, sono importanti anche i ricordi che ti porti a
casa. Io mi porto bei ricordi".
Reduce dal successo globale di Conclave, l'attore è in un
momento di grande popolarità internazionale, anche sui social:
"Ogni tanto mia figlia mi manda dei messaggi, scrivendomi
'guarda hanno scritto questo, hanno detto questo' - commenta
l'attore -. Però io non ho nessun rapporto con i social. Infatti
non sono un uomo solo... soltanto chi frequenta i social è solo.
Non è così?".
Tornando al film, Jeunet si sofferma sui fili rossi che lo
uniscono alla scrittrice, compreso il fatto che lei sia
cresciuta "in una piccola città della Borgogna chiamata Guegnon,
dove io andavo in vacanza da mia nonna". Un giorno "Valerie mi
ha detto 'ho un romanzo per te'. Quando l'ho letto, ho trovato
in ogni pagina, e questo accade così raramente, un'idea che mi
ha stravolto il cuore. Riuscivo già a immaginarmele mentre le
mettevo in scena".
Leila Bekhti aveva trovato il romanzo "magnifico, mi aveva
profondamente commosso - sottolinea -. Il film parla di un
dolore profondo senza però limitare la sua narrazione alla sola
tristezza. E una storia piena di vita, e trovo che l'universo di
Valérie Perrin, e l'universo di Jean-Pierre Jeunet, si sposino
meravigliosamente".
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