Per cercare di entrare nella testa di Edoardo Ciardiello Stazi bisogna arrivare a Boccea, a nord-ovest della Capitale, uno dei quartieri tra i più votati al commercio, quello nel quale è cresciuto. A meno di cinque chilometri dalle finestre della sua casa, dalle quali ha sparato diventando il cecchino di Prati. «Edoardo ha sempre avuto tutto e in mano, adesso, gli sta rimanendo il nulla. Ha fatto una grande cavolata, è imperdonabile», si sfoga un suo parente, in fondo a una giornata di caldo afoso che ha sconfessato l’annunciato calo di temperature.

Qui, tra i vialoni zeppi di negozi e clacson strombazzanti nel traffico perennemente in tilt, la famiglia della madre di Edoardo ha creato negli anni Ottanta un impero nel settore delle auto e dell’ottica. Lui, nato a Capri, sin da giovane ha creduto nella vocazione per la ristorazione. Tanto da volare a Londra, rampollo di famiglia, per fare il cameriere in alcuni ristoranti e mettendosi dietro ai fornelli una volta tornato in Italia. Per poi diventare socio della Trattoria della Stampa a Trevi, nel salotto turistico della città. «Ma si è stufato e ha mollato tutto tre anni fa. Come accade, spesso e purtroppo, a chi ha troppo», sono le parole di un suo cugino.

È scivolato, già da ragazzo, nella dipendenza dalle droghe «sempre gestita in un modo o nell’altro e per la quale ha deciso di non avere una vita amorosa stabile». Perché da quel tunnel non è mai riuscito, davvero, a venirne fuori. «Negli ultimi cinque anni si è lasciato andare e quel gentleman dagli occhi azzurri si sta spegnendo di giorno in giorno», è il ritratto che ne fa un amico di lunga data.

Nonostante la vita dorata e quell’abbonamento sine die all’hotel Hilton, per trascorrere le giornate in piscina e in palestra, «lui è un annoiato, un indolente». Basta soffermarsi sull’unica giustificazione che ha dato ai carabinieri quando gli è stato chiesto perché ha sparato su passanti indifese: «Per divertimento». Una delle tante donne che ha frequentato, tessendo una vita di relazioni leggere, commenta: «È la tragica realtà. Dopo tanti anni, non so se è più un idiota, un immaturo o un incosciente».

La verità di un’esistenza in caduta libera verso il basso risiede, almeno per chi lo conosce, anche «nelle cure psicologiche alle quali si sottopone da tempo». Perché per chi vuol bene a Edoardo Ciardiello Crescimanno Stazi, che ha sempre voluto il cognome della mamma accanto a quello del papà, «di fatto lui cosa vuole non l’ha mai capito». Anche se un suo conoscente nell’ultimo periodo lo avrebbe capito bene a cosa tiene. Quando Edoardo gli ha espresso la sua preoccupazione: «I miei vogliono tagliarmi i viveri, come farò senza l’abbonamento all’Hilton?».

Nel gennaio scorso, però, i soldi di mamma e papà sono arrivati e lui ha acquistato un appartamento di lusso in Prati, due passi dai bastioni della Città del Vaticano. «Casa nuova, vita nuova», ha scritto a marzo nel pieno della ristrutturazione, pubblicando sul suo profilo Facebook “Vedovo allegro” una foto dal terrazzo condominiale che cattura la cupola di San Pietro di notte. Non è bastata quella novità a mettere a tacere la sua inquietudine. Ogni mattina o ogni pomeriggio era al bar di fronte l’appartamento per una birra. «Solo, sempre. Gentile, di poche parole. Se dovesse tornare, lo caccerò via», è irremovibile il titolare. Da venerdì scorso, giorno della prima raffica di pallini, è sparito dal quartiere: «Avevo preso le Heineken per lui e non s’è visto più».

La sua vita da fantasma, in realtà, andava avanti da mesi. In pochi lo conoscono davvero in Prati e ricordano il suo volto. «Lo si vedeva poco in giro e c’era tra noi il buongiorno o la buonasera», spiega la consigliera del Municipio, Daniela Gallo, mentre alcune donne attorno a lei guardano con preoccupazione verso le finestre di Ciardiello. «Saperlo libero non ci fa sentire sicure», dicono. A bordo della sua moto blu di grossa cilindrata non c’è stata domenica in cui ha saltato una partita della sua Roma. E, poi, quella passione, nuova, che stava coltivando almeno dal 5 settembre scorso. Il giorno in cui si è presentato all’armeria di zona e ha acquistato la carabina ad aria compressa. «Una persona molto formale», ricorda l’armiere. In casa aveva già tre pistole giocattolo a gas. Qualcuno adesso ipotizza: «Sarà uno di quelli fissati con i videogiochi di guerra. Ed ha trasferito il gioco nella vita reale». I suoi più stretti amici invece assicurano: «È terrorizzato dal processo e ripete “Sono stato un grande stupido”. Nessuno di noi lo ha contraddetto».