Non basta che "il gesto sia

simbolicamente riconducibile al bagaglio ideologico del

fascismo", ma "nel contesto in cui viene compiuto" deve essere

"concretamente idoneo a provocare adesioni e consensi favorevoli

alla riorganizzazione del partito disciolto". E in questo caso

"concreto" si tratta di condotte "commemorative" rivolte

"esclusivamente ai defunti in segno di omaggio", non

"accompagnate da elementi di proselitismo o di riorganizzazione"

e che non hanno "rilevanza penale".

Così la seconda sezione della Corte d'Appello di Milano

(giudici Manzi-Fasano-Bernazzani) motiva la conferma del 10

luglio delle assoluzioni "perché il fatto non sussiste" di 23

militanti di estrema destra imputati per manifestazione fascista

per aver risposto alla chiamata del "presente" e aver fatto

saluti romani al corteo che si era tenuto, come ogni anno, il 29

aprile 2019 alla memoria di Sergio Ramelli, militante del Fronte

della Gioventù ucciso da un commando di Avanguardia Operaia nel

'75. Imputati difesi, tra gli altri, dagli avvocati Antonio

Radaelli, Enrico Giarda e Luca Procaccini.

La Corte spiega che è stato sì accertato che "tali formule e

gesti erano evocativi di rituali usuali del disciolto partito

fascista", ma non risulta la "concreta idoneità della

manifestazione a determinare il pericolo di riorganizzazione".

La Procura aveva presentato ricorso in appello dopo la sentenza

di primo grado del novembre 2024 con le 23 assoluzioni, mentre

cinque imputati che avevano scelto l'abbreviato sono stati

condannati in via definitiva per gli stessi fatti nel 2023. Nel

dicembre 2025, poi, nell'ondivaga giurisprudenza sui saluti

romani, a cui ha tentato di mettere paletti la Cassazione a

Sezione unite, è arrivata a Milano una conferma di condanne.

Un'altra sezione della Corte, la quarta, ne ha confermate 13 a 4

mesi per saluti romani il 29 aprile 2018, sempre in un corteo

per Ramelli. I giudici hanno accolto la linea della sostituta pg

Olimpia Bossi, che ha spiegato che "queste manifestazioni con

centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari,

non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo

per l'ordinamento costituzionale".

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