Un percorso straordinario iniziato a
Cannes: è quello dell'opera prima Club Kid, coinvolgente dramedy
sulla paternità, ambientata nella comunità queer e la club scene
newyorchese, firmata come regista, sceneggiatore e protagonista,
da Jordan Firstman, classe 1991, attore comico diventato molto
popolare sui social, e già autore di diversi corti. Il film, che
ha debuttato sulla Croisette in Un certain regard, ha
conquistato subito pubblico e della critica tanto da scatenare
una guerra al rialzo per acquisirlo, vinta dalla A24 che lo ha
acquistato per 17 milioni di dollari. Il clamore è cresciuto da
un festival all'altro e per Club Kid si parla anche di possibili
nomination agli Oscar. Intanto il film approda alla Festa del
cinema di Roma e sarà in sala dal 3 dicembre con I Wonder
Pictures.
Quello che sta succedendo è "surreale ed emozionante - spiega
Firstman in conferenza stampa -. Ho realizzato un film molto
personale che volevo fosse 'piccolo' ma allo stesso tempo
universale. Ovviamente speravo che avesse successo e l'ho girato
pensando al pubblico". Per questo, "mi sono assicurato che fosse
divertente e spassoso, che la storia e i personaggi fossero
avvincenti. Però sono rimasto un po' sorpreso dalla varietà di
età del pubblico che si è immedesimato. Non mi sarei mai
aspettato, al Telluride Film Festival dove c'era un pubblico
prevalentemente bianco e anziano, di vedere uomini di 75 anni
uscire con le lacrime agli occhi".
Nella storia Firstman interpreta Peter, promoter trentenne
gay capace di organizzare travolgenti serate nei club
newyorkesi, scandite da techno, droga e alcol a fiumi. Uno stile
di vita che continua a portare avanti, insieme a tanti amici
della comunità queer senza pensare troppo al domani. Tutto
cambia però quando scopre che la ragazza inglese coinvolta nel
sesso a tre in una dark room dieci anni prima ha avuto da lui un
figlio, Arlo (Reggie Absolom). La madre è morta e Peter sembra
l'unico parente in grado di occuparsi del bambino. Nel cast
anche Cara Delevingne, Diego Calva, Eldar Isgandarov e Colleen
Camp. "Questa è la storia di uomo restato troppo tempo a fare
festa - osserva il regista -. Una sensazione che conosco bene e
penso molte persone queer si sentano così. Non abbiamo le stesse
pressioni degli eterosessuali per sposarci e avere figli. Quindi
arriviamo ai 30, 40 e persino 50 anni ritrovandoci nei club, e
ripetendo comportamenti che possono portare ad altri problemi".
Per Firstman era fondamentale raccontare la club scene e la
comunità queer nel modo più vero possibile: "Ho vissuto in
quell'ambiente a New York per 15 anni, conoscevo queste persone,
e siamo stati molto fortunati ad essere ammessi in questi spazi,
a cui non è facile accedere - spiega -. Era quasi come se
stessimo trasmettendo in streaming le feste che si stavano
svolgendo in quel preciso istante. È una comunità in cui trovi
tanta bellezza e creatività ma anche tanti problemi, che nascono
proprio dalla sensibilità e dalla bellezza".
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