Fissati i punti, indicate le priorità del M5s, Giuseppe Conte ha cominciato a guardare al tavolo di programma: "Noi siamo pronti". Ma sull'Ucraina non ha lasciato intravedere concessioni: "Sono fiducioso sul fatto che si troverà un punto di caduta sul mandato ricevuto da Nova" e dunque, che l'accordo sarà sul "no" alle armi, perché "tantissimi cittadini esprimono questa sensibilità". La trattativa col Pd sarà dura.

Un duello nel duello. Perché il presidente del M5s già si contende con Elly Schlein il posto su chi sfiderà Giorgia Meloni alle politiche del 2027. Però, entrambi hanno fatto i conti senza il terzo socio del campo largo, Avs: "E' il caso di non fare le primarie - ha detto Angelo Bonelli - e trovare una terza figura, con un'intesa politica". In pratica: Avs chiede che Schlein e Conte facciano un passo indietro, che il leader dell'alleanza sia qualcun altro. Un auspicio più che una proposta, visto che "non è possibile - ha riconosciuto Bonelli - perché hanno detto che vanno in quella direzione". Insomma, fra alleati è allerta. Ad allentare un po' la tensione è stato, a sorpresa, Beppe Grillo.

A differenza delle attese, nel podcast di Fedez ha messo in chiaro che non pensa di fondare un partito: "Non ho il potere di farlo - ha detto - non ho le facoltà". Nel campo largo ora è tempo di programma. "Non è più rinviabile che la coalizione abbia dei momenti di confronto politico", ha detto il segretario di Più Europa, Riccardo Magi. Ma all'indomani di Nova, l'evento con cui il M5s ha indicato le sue proposte, non risultano contatti fra i leader per discutere modi e tempi del tavolo.

D'altronde, il "no" fermo del M5s all'invio di armi all'Ucraina non aiuta. La kermesse del partito di Conte non ha riservato buone sorprese agli alleati, anche se le anticipazioni dei giorni precedenti avevano fatto capire quale sarebbe stato il copione. Ma fra i parlamentari Pd c'è chi ha colto nei toni della manifestazione M5s un costante attacco al loro partito. I più gelidi sono gli esponenti della minoranza riformista. Conte "se ne dovrà fare una ragione, 'porello' - ha scritto sui social il senatore Filippo Sensi - Il sostegno all'Ucraina, alla resistenza contro Putin, proseguirà".

E anche il deputato Pd Matteo Orfini, che fa parte della maggioranza del partito, ha ricordato le parole di Schlein: "Ha detto in ogni occasione che avremmo sostenuto anche militarmente l'Ucraina. E intorno a lei c'è tutto il Pd". L'uscita di Bonelli sul leader terzo ha aperto però un nuovo fronte. "E' più di una voce dal sen fuggita - ha spiegato Sensi - anche nel Pd è pieno di persone che, in chiaro o meno, la pensano allo stesso modo. Per quanto mi riguarda, io penso che invece le primarie siano il metodo migliore per arrivare a definire la leadership".

Sandro Ruotolo, della segreteria Dem, ha tagliato corto: "Non è possibile che ogni giorno qualcuno esca e dica una cosa diversa sul percorso. Rispettiamo le regole che ci siamo dati: legge elettorale, tavolo per il programma e poi si decide primarie sì o no". Per adesso, le scommesse puntano su primarie sì. Sarà semmai difficile trovare il famoso punto di caduta su Kiev. Tanto che c'è chi pronostica un accordo senza accordo, lasciando che sul tema armi siano gli elettori delle primarie a scegliere chi incarna la linea che preferiscono.

In questi clima, Grillo è apparso quasi moderato. "Sono stato estromesso dal M5s, ma non ho rimpianti, ora il Movimento è un'altra cosa, in mano al reverendo Jones", cioè Conte. "Non vedo una rinascita del M5s con i valori delle origini. Sono stato polverizzato, ma nella polvere ci sono dei semi di qualcosa". Poi, riferendosi al ricorso sul simbolo: "Io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, dovrebbe avere la sua faccia, col suo stemma e mandare avanti la sua cosa". Conte non ha acceso il botta e risposta: "Grillo può esprimere tutte le opinioni che ritiene".

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