'Ritorno al futuro', suggerisce Elly Schlein. O forse 'Se mi lasci ti cancello'. Se il campo largo fosse un film, la segretaria dem oscillerebbe tra un viaggio nel tempo e una storia d'amore tormentata. La seconda pellicola sembra però raccontare meglio i rapporti con Giuseppe Conte: entrambi promettono di restare insieme, ma sulla scelta del candidato premier le distanze non si accorciano. Da settimane ripetono lo stesso adagio - "prima il programma e poi le primarie" - senza passi avanti su regole e tempi.
Tanto che il correntone dem di Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza prova a dare una scossa, lanciando i "comitati per l'alternativa" e invitando ad accelerare, prima che la disputa sui protagonisti si divori la trama del 2027.
Dal palco di Montepulciano - dove domenica Schlein chiuderà la tre giorni 'Pronti per l'alternativa' - i big dem suonano la carica. "La costruzione dell'alternativa è iniziata, non partiamo da zero. Oggi dobbiamo accelerare, il tempo è adesso", si legge nel documento politico. Undici pagine per avviare un confronto sul programma annunciato da tempo e mai decollato.
Franceschini detta i tempi: intesa su una decina di punti, politica estera compresa, "entro novembre" e primarie "a inizio febbraio". Preferibilmente un duello Schlein-Conte, a turno unico. Il documento offre la leadership della segretaria, indicandola alla guida della coalizione per il primato elettorale del Pd o attraverso primarie con regole condivise, al riparo da "interferenze e turbative". Due criteri che la stessa Schlein continua a rivendicare: "Guida il partito che prende un voto in più. Si chiama democrazia. Oppure primarie".
Poi ostenta fiducia: "Troveremo un accordo su tutto" perché "non ci dobbiamo lasciare questa volta". Conte, però, da Vibo Valentia respinge l'idea che il perimetro dei gazebo possa essere deciso in anticipo dai due principali partiti. "A due? A tre, a quattro? Scusate, ma le primarie perché le facciamo? Perché sono la forma più democratica per scegliere il candidato premier. Chi sono io per dire che posso candidarmi solo io o solo io e Elly Schlein?".
La linea è quella di una corsa aperta a chiunque accetti le regole. E l'ex premier non arretra nemmeno sulla tabella di marcia: prima il programma, il voto "un attimo dopo", rinnovando l'invito alle opposizioni a sedersi attorno a un tavolo. Resta da capire quanti posti ci saranno e, soprattutto, chi riuscirà a occuparli.
Ma i civici non hanno intenzione di restare a guardare dalla platea. Dal palco romano dei suoi Stati generali, Alessandro Onorato sposa il calendario di Franceschini ma sui candidati si schiera con Conte - atteso alla seconda giornata della kermesse di Progetto civico, dopo gli interventi della prima ora, tra gli altri, di Angelo Bonelli e Stefano Bonaccini -: "Le primarie non possono essere a due, perché se sono a due è evidente che è una sfida tra due leader e questo non va bene". L'assessore capitolino non esclude di scendere in campo, con l'incoraggiamento dell'alleato socialista Enzo Maraio e già oltre 400 proposte da ridurre a dieci priorità.
Il dialogo con gli altri centristi resta aperto, ma guai alle "ammucchiate", avverte Onorato, mandando un messaggio anche a Ernesto Maria Ruffini. Che però alla convention - tra gadget e slogan 'Si può fare' - non si vede. Assenti anche Riccardo Magi, Matteo Renzi e Schlein, impegnata prima a Cagliari e poi a Montepulciano. Dove il correntone prova a trasformare l'alternativa in una mobilitazione concreta: comitati territoriali aperti ad associazioni e amministratori, guardando anche all'elettorato del No al referendum sulla giustizia, "a difesa della Costituzione".
"Il partito non è soltanto uno strumento" per arrivare a Palazzo Chigi, è l'avvertimento sintetizzato da Marco Sarracino. E nel documento Franceschini, Orlando e Speranza alzano il tiro su Bruxelles: von der Leyen è "sempre più inadeguata". Sull'Ucraina si propone un inviato Ue al tavolo con Donald Trump e Vladimir Putin, perché la pace "non può diventare resa". Un compromesso in casa dem che resta però ancora tutto da negoziare con Conte.
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