"Giorgia Meloni è andata al governo

non perché ha preso i voti, come ci ha raccontato una certa

propaganda in modo martellante, ma perché ha ricevuto un

grazioso regalo dai suoi avversari che si sono divisi in tre

parti, come neanche la Gallia di Giulio Cesare nel De Bello

Gallico delle versioni di latino del Liceo. Per evitare che

torni lei bisogna che il centrosinistra sia unito. E perché si

stia insieme servono le idee sul futuro. Questo vuol dire non

parlare del passato? Nessuno deve fare abiure. Io almeno non le

chie-do. E ovviamente non le faccio". E' un estratto del libro

di Matteo Renzi 'Quando c'era lei. L'Italia dopo Giorgia Meloni'

edito da Solferino e pubblicato dal Corriere della Sera.

"Oggi si discute di come evitare il ritorno di Salvini al

Viminale, l'avvento di Vannacci - non di Draghi - a Palazzo

Chigi e l'elezione di Meloni al posto di Mattarella", spiega

Renzi: "Questa è la posta in gioco, niente di più, niente di

meno", "se vincono chiamano l'all-in" e introducono "un

presidenzialismo de facto". "Se facesse un referendum per

introdurre il presidenzialismo lo perderebbe e andrebbe a casa",

scrive il leader di Iv. Secondo cui "il vero referendum a questo

punto saranno le politiche del 2027". E "il campo largo (inteso

come alleanza di Pd, M5s e Avs, ndr) da solo non basta", "serve

che a queste forze si unisca un soggetto riformista", ovvero

"una forza di centro che guarda a sinistra".

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