Ergastolo per la terza volta in appello e nel sesto processo in totale, che certamente non sarà l'ultimo perché ci sarà un'altra Cassazione. Si è chiuso così, nel tormentato iter giudiziario che ha caratterizzato una vicenda terribile, il secondo grado 'ter' a carico di Davide Fontana, l'ex bancario che l'11 gennaio 2022 uccise e fece a pezzi l'ex fidanzata Carol Maltesi, 26 anni, nell'abitazione di lei a Rescaldina, nel Milanese.

La Corte d'Assise d'appello di Milano (presidente Enrico Manzi), infatti, riconoscendo ancora una volta la premeditazione, dopo due sentenze della Suprema Corte, l'ultima dello scorso febbraio, che avevano annullato con rinvio la condanna all'ergastolo proprio sul punto di quell'aggravante, ha inflitto all'imputato la pena massima, senza isolamento diurno. Il nodo da sciogliere restava quello della pianificazione del delitto, perché il più recente verdetto della Cassazione parlava di "evidenti deficit" nelle motivazioni dell'appello 'bis' rispetto a quelle che la esclusero nel primo grado, in cui Fontana era stato condannato a 30 anni, con annesse polemiche. "Non ho mai potuto organizzare di far del male a lei. Ciò è lontano da ciò che ero e che sono. Mi spiace e mi vergogno, quell'orrore non mi è mai appartenuto, chiedo scusa a tutti", ha provato a difendersi in aula ancora il 46enne, difeso dall'avvocato Stefano Paloschi. Difesa che sosteneva il "dolo di impeto" e chiedeva attenuanti nella massima estensione, mentre la Corte le ha confermate come "subvalenti" anche rispetto a quella della crudeltà. Fontana, come ricostruito nelle indagini, uccise Carol colpendola con un martello e poi sgozzandola, mentre lei era legata per girare un video destinato a Onlyfans. Video commissionato da lui stesso con un profilo falso. Fece a pezzi il corpo per poi conservarne i resti per oltre due mesi in un congelatore. Non riuscendo a bruciarli, decise di abbandonarli in sacchi neri in una discarica nel Bresciano, dove vennero trovati da un passante.

La sostituta pg Simonetta Bellaviti, ricostruendo uno ad uno tutti gli indizi sulla premeditazione, ha spiegato che l'ex bancario "in modo scientifico ha organizzato l'omicidio e anche il post mortem. E di fronte a questi elementi forti - ha aggiunto - la Cassazione mi sembra che stia a sminuzzare il capello". Lui sapeva "perfettamente cosa avrebbe fatto dopo il delitto, tanto che chiese una finta malattia lavorativa per Covid". Dopo aver ucciso Carol "e averla lasciata lì in mezzo al sangue, comprò l'accetta, gli occhiali-maschera, cesoia e guanti". È stato, ha aggiunto, "due mesi con il corpo in casa, mentre tutti la cercavano, dopo che l'aveva uccisa con 13 martellate alla testa, senza fermarsi, perché aveva sviluppato una dipendenza patologica da lei e non voleva rinunciare a lei". "Speriamo che sia finita stavolta, ma non ci credo più. Sono contenta per la sentenza. Abbiamo fatto un passo avanti. Non abbiamo altre consolazioni che questa sentenza", ha detto ai cronisti Anna, sorella di Carol, tra le parti civili, così come il padre, rappresentate dagli avvocati Anna Maria Rago, Riccardo Terron e Manuela Scalia. "Non c'è alcuna intenzione di un incontro sulla giustizia riparativa (a cui è stato ammesso Fontana tempo fa, ndr), non voglio sapere nulla di lui. A gennaio saranno 5 anni che è stata uccisa e cosa dobbiamo ancora rivalutare?", ha proseguito la sorella. E' scontato, comunque, che dopo il deposito delle motivazioni tra 60 giorni ci sarà un settimo processo, perché la difesa farà ricorso.

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