(di Francesca Chiri)

CONCETTO VECCHIO, VIETATO OBBEDIRE

(UTET; 240 PP; 18 EURO) - Parte da Trento e dal suo innovativo

progetto universitario, un racconto che pare il condensato della

stagione italiana di quel grande incendio rivoluzionario

divampato nel mondo con il '68, in quella parabola di grandi

speranze ed altrettante sconfitte. Un affresco che è per metà

cronaca di anni rivoluzionari, della radicale trasformazione

della società, dell'evoluzione del pensiero e della politica, e

per metà resoconto di vite, incontri, incroci esistenziali veri

ma così unici da apparire quasi irreali, quasi finzione

letteraria, romanzata.

Negli anni del boom economico, in quello sparuto angolo del

Nord Italia, in quella città ai confini della nazione, pervasa

da un cattolicesimo diffuso, sociale, non clericale, un

cattolico riformatore, un "Kennedy alpino", Bruno Kessler, da

presidente della provincia autonoma, si convince che la strada

per far ritrovare a quel territorio una sua specificità, in un

settentrione in via di convulso arricchimento, sia la cultura. E

una nuova università. E' il 15 febbraio 1962 quando annuncia in

Consiglio che a Trento sarebbe nato un Istituto universitario

per lo studio delle scienze sociali: il primo in Italia. Kessler

vuole formare una nuova classe dirigente capace di comprendere i

cambiamenti sociali e le sfide politiche del futuro.

La sua è una scommessa in cui in pochi credono ma che, grazie

alla sua incrollabile fiducia, riesce a vincere. I corsi partono

il successivo novembre: gli studenti sono 224. Tra loro

Marianella Pirzio Biroli che lì a Trento farà poi amicizia con

Renato Curcio che si iscrive però solo nel 1964 dopo aver

frequentato per un anno l'ateneo da esterno. Per il futuro

fondatore delle Br sono anni incerti e vagabondi: studi

irregolari, un padre da cui aveva preso il nome ma non il

cognome (ufficiale dell'esercito che aveva messo incinta la

mamma 18enne e poi finita guerra - era sul fronte russo - aveva

preso la sua strada occupandosi del figlio prima con piccolo

sostentamento poi divenendone formalmente tutore, grazie ad un

lavoro nel cinema a cui era arrivato in quanto fratello di Luigi

Zampa). Poi Marco Boato, arrivato nel '63 da Venezia, o ancora,

Margherita Cagol o Guido Rostagno. In cattedra, tra i tanti,

Francesco Alberoni, Chiara Saraceno, Giorgio Galli, Mario Monti,

Romano Prodi.

In quegli anni turbolenti, ad accendere la scintilla della

protesta a Trento è però la battaglia per far ottenere all'

Istituto di Scienze Sociali - in cui per iscriversi non serviva

aver frequentato il liceo ma bastava un diploma di istituto

tecnico - il riconoscimento dell'ordinamento universitario: il

24 gennaio 1966, la facoltà di Via Verdi a Trento è la prima

università italiana ed essere occupata.

E' solo la prima di una lunga serie di occupazioni che, di

pari passo con il dilagare della protesta nel resto d'Italia,

finirà poi per trascinare quell'effervescenza intellettuale da

cui nacquero le grandi riforme civili degli anni settanta nella

buia stagione del terrorismo.

Una parabola che Concetto Vecchio, giornalista de la

Repubblica e scrittore, traccia in questo libro appena riedito

dalla Utet, un racconto puntuale che documenta il fermento

culturale degli anni della contestazione (che tra l'altro vide

l'ateneo di Trento anche come la culla del movimento

femminista), che dalle istanze di rinnovamento della società

finì stritolato tra bombe e reazione.

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