(di Mauretta Capuano)

Erri De Luca torna a Ischia, nei

luoghi d'estate della sua infanzia, nel film 'I pesci non

chiudono gli occhi' della regista francese Audrey Gordon,

ispirato al romanzo dello scrittore, presentato in anteprima

assoluta alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle

Arts. Il grande scrittore di oggi viene raccontato attraverso il

bambino di allora, rintracciando in quell'infanzia le radici

profonde delle sue scelte future.

Cosa ha significato tornare in quei luoghi? "Tornare è un

verbo che ha bisogno per me di geografia fisica. Se un posto è

cambiato profondamente, come per esempio Napoli, non dico che

torno, ma che vado a Napoli. Adesso è un'altra città rispetto a

quella in cui sono cresciuto. Tornare è qualcosa che succede

solamente nella mia testa quando scrivo una storia, allora il

luogo e le persone sono esattamente quelle, non c'è pericolo di

modificazione o alterazione. Quindi io torno, ma torno con la

scrittura".

Questa volta, per questo film, "ci sono tornato - racconta

all'ANSA De Luca - anche per delle immagini e ho scelto proprio

gli unici posticini che potevano somigliare ad allora, delle

nicchie che potevano riprodurre quel tempo". Come la scena del

ghiacciolo al limone su un stabilimento di legno sulla spiaggia

o i pescatori che magari hanno quasi tutti rinunciato al loro

mestiere, ne fanno altri, ma c'è ancora qualche barca da pesca.

Davanti alla macchina da presa prende corpo un racconto in

prima persona, dalla scoperta dell'amore alle ingiustizie

sociali, alla passione politica, agli anni in fabbrica prima

della scrittura e a quel momento in cui l'infanzia finisce

improvvisamente. Ci sono le fotografie di quando lo scrittore

era bambino, i filmati Super 8 e il ricordo della madre,

interpretata da Nine d'Urso.

Nel film, prodotto da OH!PEN, Jando Music, Artline Films, con

la partecipazione di T18 e ICI Corse Via Stella, distribuzione

internazionale True Colours, tra gli interpreti anche gli

esordienti Agostino Ceparano nel ruolo dello scrittore bambino e

Chiara D'Angelo.

Ripercorrere quegli anni della sua vita cosa ha significato?

"È stato un modo per riconoscere dentro dei sentimenti di

giustizia adolescenziali il fondamento di quello che sarebbe

stato il mio comportamento successivo. Ho avuto una mamma (e c'è

una scena nel film ndr) che mi raccontava tutte le ingiustizie,

dunque me le inculcava le differenze. Ecco, questi sentimenti di

giustizia mi hanno spinto a inventare delle risposte. Per

esempio, è scoppiata la guerra in Ucraina e ho comprato un

furgone insieme a un amico e siamo andati a fare dei viaggi di

sostegno da quella parte. Non so se sia una risposta questa, è

un'invenzione, una mia reazione emotiva al ritorno della guerra

in Europa, perché io sono di quella generazione che se l'è

cavata, la prima generazione della storia d'Europa a non essere

sbattuta in una guerra contro un'altra generazione dichiarata

nemica".

Cosa pensa delle manifestazioni di protesta dei giovani

scoppiate nelle piazze italiane ed europee? "Tutte le volte che

ci sono delle manifestazioni di questa intensità, di questa

forza ci vedo la nascita di una nuova forma di democrazia. È un

momento di grande effervescenza in cui la gioventù comincia a

riconoscere se stessa. L'unico suggerimento è quello di

organizzare dal basso dei cordoni di protezione del corteo, che

non permettano che ci siano degli infiltrati che fanno attività

di danneggiamento".

Nel film la rivoluzione di vita con la letteratura e il primo

libro di De Luca, 'Non ora, non qui' del 1989 con in copertina

una foto scattata da suo padre. "Mi sono sempre tenuto compagnia

con la scrittura, pure da ragazzino, per un temperamento di

ritrosia, di isolamento, non mi trovavo a mio agio in quella

città, in quella famiglia, in quegli studi, ero disadattato e

poi questo mio disadattamento l'ho trovato improvvisamente

diffuso in una generazione e quindi l'ho potuto condividere,

trasformare in una una risposta collettiva. Oggi ci sono tanti

ragazzi disadattati che non trovano nessuna condivisione, nessun

modo di socializzare, si rinchiudono o si danneggiano, si fanno

del male, si suicidano. L'adolescenza è una fase delicata, non è

una festa e queste manifestazioni che sono scoppiate adesso sono

sanitarie, fanno del bene fisico e mentale alla gioventù".

Racconta anche che quando scrive non stai mai con la penna

sospesa. "Scrivo abbastanza fluidamente, però quando ho le prime

righe già avviate in testa. L'atteggiamento dello scrittore in

attesa dell'ispirazione non mi ha mai riguardato".

Alla Festa di Roma c'è anche il film 'Me, You' di Bille

August tratto dal suo romanzo 'Tu, mio'. "L'ho visto e mi è

piaciuto. Il mio libro è una traccia, ma per la libera

narrazione del regista. Mi piace essere spettatore".

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