"Da un punto di vista psichico, emotivo, relazionale, funzionale, professionale e sociale il dottor David Rossi nel momento antecedente al decesso evidenziava uno stato di marcata allerta, timore, paura, minaccia, di preoccupazione per la propria sfera di vita professionale e anche reputazionale, ma non abbiamo nessun elemento importante e di interesse psicopatologico o anche comportamentale idoneo a giustificare una determinazione strutturata, pianificata, organizzata, di tipo auto soppressivo". Lo ha detto lo psicologo forense Edoardo Genovese di fronte alla Commissione parlamentare d'inchiesta bis sulla morte dell'ex capo comunicazione di banca Mps. Genovese ha illustrato la relazione di consulenza tecnica psicologica-forense e di medicina legale redatta insieme al dottor Robbi Manghi su incarico della stessa commissione. La relazione, 217 pagine, risponde ai quesiti della commissione in cui si chiede di ricostruire lo stato mentale, emotivo e relazionale di David Rossi il giorno della morte e nei giorni immediatamente precedenti, analizzando nello specifico il contenuto dei bigliettini trovati nel cestino del suo ufficio e della mail inviata all'allora dg di Mps Fabrizio Viola, due giorni prima del decesso, in cui Rossi chiedeva aiuto, nonché di analizzare le tracce di sangue trovate sui fazzolettini, rinvenuti sempre nel cestino. "In assenza di ogni probatorio sufficiente è stato computato per 12 anni un suicidio" ha sottolineato Manghi.
"Si esclude in modo oggettivo e inequivocabile la presenza di patologie mentali o quadri depressivi maggiori, non abbiamo trovato nessuna traccia anamnestica circa disturbi psichiatrici; il dottor David Rossi, è un dato certo, non ha mai avuto alcuna compromissione circa il suo funzionamento psichico", ha detto lo psicologo forense.
"Nessun elemento è emerso circa possibili fattori di ritiro sociale, di scarso rendimento in ambito professionale, di mancanza di progetti a breve, medio e lungo termine, e soprattutto non è emerso alcun elemento di distacco relazionale e affettivo con le persone a lui più care" ha spiegato Genovese. "Non abbiamo rilevato alcuna compromissione del suo funzionamento psichico; se escludiamo un disturbo psichiatrico come fattore di rischio o di allarme, come si inquadra il vissuto di Rossi nei giorni prima della tragica morte?" si è domandato lo psicologo forense spiegando poi: "c'è stato un punto di discontinuità emotiva e comportamentale collegato alla perquisizione subita il 19 febbraio e alle vicenda Mps, in questo contesto di sollecitazione emotiva si collocano le note condotte autolesive superficiali, i taglietti sui polsi per capirsi, ma anche la nota mail del 4 marzo 2013 recante ad oggetto 'help' e dal contenuto 'stasera mi suicido' e poi i famosi bigliettini rinvenuti nel suo ufficio".
"Non è stata effettuata nessuna prova che dimostri intanto che quelle siano macchie di sangue e che siano di David Rossi, non sono state fatte indagini sul dna o indagini biologiche o indagini sulla temporalità; ipotizzando che siano macchie di sangue e che siano di David Rossi, in base al colore e alla condizione del degrado dell'emoglobina sono assolutamente di 2 o 3 giorni prima del giorno della morte". Lo ha detto il dottor Robbi Manghi in merito alle tracce di sangue trovate sui fazzolettini rinvenuti nel cestino dell'ex capo comunicazione di Mps. Secondo Manghi, quelle macchie di sangue sarebbero riconducibili ai tagli ai polsi autoprodotti da Rossi pochi giorni prima del decesso. Proprio in merito a quei tagli Manghi ha spiegato: "l'autolesionismo non ha niente a che vedere con il suicidio, un soggetto autolesivo vuole vivere, vuole essere al centro dell'attenzione".
La compagna di Rossi: 'Un'altra perizia che va in direzione acclarata omicidio. Lo sosteniamo da 13 anni'
"Un'altra perizia che va nella direzione ormai acclarata dell'omicidio; David non mi avrebbe mai lasciata consapevole del dolore che mi avrebbe provocato, non avrebbe mai fatto gesti o manifestazioni eclatanti, non era il suo stile e chi lo conosceva lo sa bene". Così Antonella Tognazzi, compagna di David Rossi, commenta la relazione di consulenza tecnica psicologica-forense e di medicina legale illustrata stamattina in commissione parlamentare d'inchiesta bis. Per Tognazzi, dopo anche la simulazione ieri della caduta che suffraga la tesi dell'omicidio, "si tratta dell'ennesima conferma di una valutazione soggetta a tante perizie che convergono in una direzione che sosteniamo da oltre 13 anni, David era una persona estremamente equilibrata, preoccupata sì in quei giorni, ma molto centrata e razionale" ha aggiunto Tognazzi.
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