"Il riconoscimento facciale ha una
rilevante utilità investigativa se utilizzato in maniera
circoscritta e con ogni garanzia. Non deve trasformarsi, però,
in uno strumento di sorveglianza massiva e indiscriminata". Lo
afferma all'ANSA il Garante della Privacy, Pasquale Stanzione,
che ribadisce la richiesta al Legislatore di "limiti e garanzie
affinché l'IA possa dare un contributo prezioso a indagini e
sicurezza, senza rinunciare alla libertà su cui si fonda la
nostra democrazia". Per questo, il Garante chiede "misure che
possano ridurre pericoli di falsi positivi, errori di
identificazione e risultati discriminatori".
"Il rischio di discriminazione algoritmica che spesso
caratterizza i sistemi di Intelligenza artificiale, è tanto più
inaccettabile se correlato all'attività di polizia, che incide
in maniera così rilevante sulla libertà e la dignità personale -
aggiunge Stanzione - È dunque necessario tracciare un confine
netto tra uso legittimo della tecnica a fini investigativi e
accettazione di una progressiva, quanto ingiustificata, perdita
di libertà. Se superassimo questa soglia, negheremmo il senso
stesso della democrazia". "Con l'intelligenza artificiale si
estende rischio di uso indebito o anche solo scorretto di banche
dati, oltre che di errori nell'identificazione, conseguenza
della straordinaria capacità analitica dell'IA, tanto potente
quanto non immune dal rischio di sbagliare - conclude Stanzione,
ribadendo - Per questo, chiediamo l'introduzione di misure che
possano ridurre il pericolo di falsi positivi, errori di
identificazione e risultati discriminatori, evitando la
degenerazione di legittime e utili risorse investigative in
strumenti di sorveglianza di massa".
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