Matteo Salvini tende la mano a Massimo Garavaglia e gli offre un ruolo nella nuova segreteria politica. Premio al coraggio, quanto meno. Il senatore che in effetti l'ha sfidato alla guida della Lega conquistando il 24% dei voti dei delegati, esaminerà la proposta. Ma non si tirerà indietro - rimarca - "se serve per il bene della Lega e per stemperare toni, crisi interne ed eventuali ritorsioni". Anzi,rimarca: "A maggior ragione ci sono".

Da umile prete di campagna come si era definito nel conclave di Milano, Garavaglia aspetta di capire cosa gli riserva il futuro. In attesa - ma probabilmente più tattica - resta pure Luca Zaia, il mister preferenze del Carroccio su cui aleggia una "promozione" che potrebbe vederlo vicesegretario unico o anche nel ruolo di supercoordinatore. E soprattutto ammesso che l'ex Doge accetti. Nel frattempo, e prima che si esauriscano le 1-2 settimane chieste per definire la nuova creatura politica approvata dal congresso, il segretario mette un punto fermo su Garavaglia. E consegna la sua disponibilità all'ultimo libro di Bruno Vespa che uscirà ìl 2 novembre. "Se Garavaglia è d'accordo, entrerà in segreteria", mette nero su bianco Salvini. Argomentando così: "Lui si è esposto, al contrario di altri che hanno parlato per mesi e che poi alla fine non si sono esposti". Leggi i ribelli del nord che, prima capitanati dai governatori (compreso l'ex presidente del Veneto, Zaia) e poi dal duo Attilio Fontana - Massimiliano Romeo, hanno messo in piazza le crepe della Lega. Chiedendo più attenzione al nord e denunciando il calo nei consensi. Quelle stesse difficoltà che Giancarlo Giorgetti ha ammesso alla platea milanese, uno dei pochissimi a farlo.

Ora, Salvini riconfermato e con una minoranza interna, prova ad allargare la squadra, assecondando almeno una delle richieste dei "frondisti". Anticipa che la segreteria dei 9 scelti e revocabili da lui, sarà "territorialmente equilibrata con almeno un sindaco e almeno il rappresentante di una regione". Ma assicura che non cederà ai personalismi perché "ci saranno tutti coloro che vorranno dare una mano". Per chi entra, c'è anche chi rischia di uscire o perdere il ruolo. E' il caso di Massimiliano Romeo che potrebbe pagare o perdendo la poltrona di capogruppo del Senato o con il commissariamento della Lega lombarda che guida da anni. Dalla 'sua' continua ad avere Fontana: un'epurazione "sarebbe un errore", insiste il governatore, perché "Romeo ha semplicemente espresso il malumore e il malessere nel partito".

E anzi nobilita lo sforzo: "Il nostro parlare è servito a far dare una piccola ma significativa sterzata alla Lega". Parallelelamente è dal rivale per eccellenza, alias Roberto Vannacci, che parte la sfida al Carroccio. I deputati di Futuro Nazionale tentano di stanare Salvini proprio là dove più si è spinto nel congresso, con la promessa ai 'suoi' di chiudere i rubinetti che danno soldi e armi all'Ucraina. Convinti che il "Capitano" li stia inseguendo su Kiev, presentano una mozione per chiedere lo stop "immediato" delle armi e l'interruzione delle sanzioni alla Russia. "Vedremo se le parole di Salvini erano solo per far prendere aria alla bocca - lo sfida Edoardo Ziello, capogruppo di FnV - o se veramente ci crede, come invece Vanacci ha dimostrato più volte".

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