(dell'inviata Francesca Pierleoni)
Un personaggio "che parte con una
missione, assicurare a della povera gente di vivere un po' più
dignitosamente. Lui aggiusta i morti: non soltanto li imbalsama,
da vero e proprio chimico con un armamentario tipo alchimista,
ma mette anche 'o' meccanismo' che permette di muovere la gabbia
toracica, dando alle salme una parvenza di respirazione, così da
permettere alle famiglie di poter continuare a riscuotere le
pensioni dell'Inps". Così Luigi Lo Cascio descrive Sauro
Cantafame, il protagonista della favola moderna, tra dramma e
humour nero, Il Mestiere, opera prima di Beppe Tufarulo, con
Claudia Potenza, Riccardo Maiello, George Li Tournaire,
Massimiliano Rossi, al debutto nella sezione autonoma e
parallela delle Giornate degli Autori - Notti veneziane, in
accordo con l'Isola di Edipo, alla Mostra del cinema di Venezia
e prossimamente in sala con I Wonder Pictures.
Il film, prodotto da Mad Entertainment, Dude Originals e Art
of Panic in collaborazione con Rai Cinema, coprodotto da Umedia
e Rosebud Entertainment, in collaborazione con uFund, è tratto
dalla sceneggiatura di Massimo De Angelis vincitrice del Premio
Solinas. Nella storia seguiamo Sauro Cantafame muoversi in un
sud universale, dove la vita non è facile, a bordo della sua Ape
rossa. È conosciuto come 'o tecnico' per il suo bizzarro lavoro
di 'aggiustatore di morti'. È l'incontro con Giocondo Infelice
(l'esordiente Maiello che rivela una grande talento), un ragazzo
solitario ma con un misterioso dono, a riportarlo alla vita e ai
sentimenti, tanto da arrivare a sfidare il capo criminale del
territorio, Vito la Scimmia.
"Sauro cerca di suggerire al suo allievo che è possibile
anche un certo riscatto sociale, lo incoraggia a prendere in
mano la propria vita e a ribellarsi al potere - aggiunge
l'attore -. C'è anche un aspetto politico nel film. In questo
Sud sottomesso Vito la Scimmia è come un tiranno di cui tutti
hanno paura persino a pronunciare il nome. Sauro si rivela
invece un uomo in rivolta e cerca di fare in modo che anche il
suo allievo si ribelli a questo dominio che prende non soltanto
i corpi ma anche le anime". Una ribellione che servirebbe più
spesso, ma "a cui noi siamo sempre meno propensi". Inoltre Sauro
"dà un altro grande insegnamento al suo allievo, il rispetto
della dignità della morte, della dignità delle persone".
Qualcosa che abbiamo perso in un mondo come il nostro in cui "i
morti spesso sono ridotti a numeri, che siano i migranti
scomparsi in mare, persone sterminate in Palestina o senza tetto
che vengono bruciati da qualche qualche estremista di destra che
vuole ripulire la città". Riconoscere la "dignità della morte
equivale a riconoscere la dignità della vita".
Ad affidare Giocondo a Sauro è la madre Donna Diega: "Anche
lei è una che resiste in quel mondo. È una donna con un passato
difficile che ha subito una violenza dalla quale nasce un figlio
- spiega Claudia Potenza -. È segnata anche fisicamente, ma ha
il coraggio di allontanarsi da chi ama di più figlio per provare
a salvarlo, perché come dice a Sauro 'Questa non è più terra'".
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