Camilla D'Alessandra ha ammesso di essersi fortemente arrabbiata dopo avere visto il fidanzato insieme all'ex compagna, di averlo raggiunto, insultato e schiaffeggiato e di avergli preso il cellulare. È quanto emerge dalle dichiarazioni rese dalla ventiquattrenne durante l'interrogatorio di convalida, riportate nell'ordinanza con cui il gip di Torino ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere per il tentato omicidio di un bambino di cinque anni. La giovane ha raccontato di essere poi risalita sulla propria auto e di avere seguito i due, che nel frattempo si erano allontanati, con l'intenzione di "continuare la conversazione". Ha inoltre ammesso di avere imboccato via Pinelli ad alta velocità. Sono dichiarazioni che, secondo il gip, contribuiscono a ricostruire quanto avvenuto prima dell'investimento e il possibile movente della condotta contestata. Il magistrato ritiene che D'Alessandra, accecata dalla rabbia, abbia tentato di investire il fidanzato, colpendo invece il bambino che in quel momento si trovava accanto a lui. L'indagata ha negato che l'investimento sia stato volontario. Una versione che il giudice non ha ritenuto credibile alla luce degli elementi raccolti dai carabinieri.
Il magistrato ritiene che la dinamica non sia compatibile con una semplice perdita di controllo della vettura, come sostenuto dall'indagata. Il giudice richiama i rilievi fotografici, osservando che l'auto non si stava limitando a svoltare all'incrocio, ma avrebbe urtato una vettura parcheggiata. Non sarebbero inoltre stati riscontrati segni di frenata. Tra gli elementi presi in considerazione dal gip figurano anche la lite avvenuta pochi minuti prima dell'investimento, le telefonate e i messaggi acquisiti dai carabinieri e la condotta successiva all'impatto. D'Alessandra, secondo quanto ricostruito nell'ordinanza, si sarebbe allontanata senza prestare soccorso al bambino. Per il giudice gli elementi raccolti sostengono, allo stato degli atti, l'ipotesi accusatoria del tentato omicidio. D'Alessandra, attraverso il suo difensore, ha invece sempre negato di avere voluto investire il piccolo.
Il rischio che Camilla D'Alessandra possa inquinare le prove, entrando in contatto anche indirettamente con persone ancora da sentire nell'inchiesta, è una delle ragioni che hanno portato il gip a disporre la custodia cautelare in carcere. Nell'ordinanza il giudice sottolinea che sono ancora in corso accertamenti e che devono essere approfonditi alcuni aspetti della ricostruzione dei fatti. Secondo il gip, la giovane potrebbe interferire con l'attività investigativa, anche attraverso contatti con persone a conoscenza della vicenda, per concordare versioni favorevoli alla propria posizione. La possibilità di utilizzare strumenti telefonici o telematici renderebbe infatti difficile garantire che D'Alessandra non possa entrare in contatto con persone ancora da ascoltare. Nell'ordinanza viene inoltre evidenziato il pericolo di reiterazione di condotte violente. Il giudice ha quindi ritenuto la custodia cautelare in carcere l'unica misura adeguata.
Il giudice, infatti, sottolinea la particolare gravità della condotta attribuita all'indagata e ritiene concreto il rischio che possa commettere nuovi reati della stessa specie. Una valutazione che, insieme al pericolo di inquinamento probatorio, ha portato all'applicazione della misura cautelare più restrittiva. Il magistrato esclude inoltre che una misura meno afflittiva possa contenere adeguatamente le esigenze cautelari. La custodia in carcere viene quindi ritenuta necessaria anche alla luce delle modalità con cui, secondo l'ipotesi accusatoria, si sarebbe verificato l'investimento.
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