Francesco Gianello, il ragazzo vicentino di 14 anni morto di tumore nel gennaio 2024 – che i genitori avevano cercato di curare con il cosiddetto "metodo Hamer" – poteva essere salvato rispettando i protocolli chemioterapici e chirurgici previsti dalla medicina. A metterlo nero su bianco sono i periti Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, nella relazione, depositata oggi, per la quale erano stati incaricati dalla Corte d'Assise di Vicenza, davanti alla quale i genitori sono imputati per omicidio volontario con dolo eventuale.
La nuova ipotesi
La perizia introduce una nuova ipotesi, che cioè i seguaci del metodo Hamer possano aver utilizzato nei confronti di Francesco farmaci neurotossici (Artemisia) e confuta le conclusioni della difesa, che sosteneva la mancanza di nesso di causa tra le scelte dei genitori e il decesso del figlio. L’udienza successiva è stata fissata per il prossimo 16 settembre.
Il metodo Hamer
Il dramma di Francesco Gianello, allora alunno delle medie nel suo paese, era cominciato nel dicembre 2022, con un improvviso dolore a una gamba. I genitori sottoposero il figlio a una visita specialistica all’ospedale San Bortolo di Vicenza e la diagnosi fu osteosarcoma, cancro a un femore. La coppia portò Francesco ad un secondo consulto al Rizzoli di Bologna, ottenendo la conferma di un tumore particolarmente aggressivo. Qui la tragica svolta: mamma Martina e papà Luigi rifiutarono di sottoporre Francesco alla radioterapia e alle classiche cure antitumorali, firmando per le dimissioni. Negarono al figlio anche i medicinali prescritti dal pediatra, optando per impacchi di argilla e anti-infiammatori “naturali”. Per il ragazzo iniziò un calvario lungo due anni, fino al decesso nel 2024.


