"Con l'ordinanza del Tribunale di

Roma si chiude una vicenda che per tutti noi è stata dolorosa.

In questi mesi è stata alimentata la narrazione di una redazione

spaccata, divisa tra traditori e collaborazionisti. Non è così".

A sottolinearlo è la squadra di Report, all'indomani della

decisione del giudice che ha respinto l'istanza di Sigfrido

Ranucci per il reintegro alla guida del programma.

"Già a giugno, prima dello scandalo Lavitola - ricostruisce

in una nota la squadra del programma - il gruppo degli inviati

aveva proposto di affiancare a Sigfrido due coautori nella

gestione del programma. La proposta, tuttavia, non aveva avuto

seguito. Poi a luglio tutta la squadra aveva avanzato una nuova

proposta che prevedeva due coautori al suo fianco e un

coordinamento della redazione e degli inviati. L'abbiamo

discussa e votata in assemblea, alla luce del sole, quasi

all'unanimità. Lo scopo era uno solo: non lasciarlo solo nel

momento più difficile e mettere in prima linea la squadra, a

protezione del programma".

"Quella proposta - si spiega ancora - non è stata accolta e

forse non è stata compresa. Ma nessuno di noi ha mai sfiduciato

Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione. Le decisioni sulla

conduzione le ha prese l'azienda e ci siamo battuti perché non

fosse minacciata l'autonomia e l'indipendenza del nostro lavoro.

Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di

cambiarlo né da chi lo difende. Report non è influenzabile da

poteri più o meno forti ne' da gruppi di interesse. È sempre

stato un lavoro collettivo e continuerà a esserlo. Alle

polemiche risponderemo come abbiamo sempre fatto: con le

inchieste".

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