Circa 17 mila cittadini coinvolti e

un'adesione al protocollo del 92%: sono i risultati raggiunti da

CVRISK-IT, il progetto nazionale coordinato dalla Rete

Cardiologica Irccs e finanziato dal Parlamento attraverso il

ministero della Salute. Lo studio, che punta a coinvolgere 30

mila persone tra i 40 e gli 80 anni, ha superato la metà del

percorso previsto e prosegue con l'obiettivo di rendere sempre

più accurata e personalizzata la valutazione del rischio

cardiovascolare.

Per l'odierna Giornata Mondiale del Cuore, il presidente

della Rete Cardiologica Irccs Lorenzo Menicanti, sottolinea

l'importanza della prevenzione precoce e sulle prospettive

aperte dalla ricerca.

"La prevenzione cardiovascolare sta entrando in una fase

nuova: non basta più riconoscere i fattori di rischio, occorre

comprendere con maggiore precisione come questi incidano sulla

singola persona e intervenire prima che la malattia si

manifesti", afferma Menicanti, ch ha partecipato oggi agli Stati

Generali della Salute Cardiovascolare, a Roma.

Il risultato raggiunto testimonia la risposta dei cittadini e

la capacità organizzativa della rete nazionale dei centri

coinvolti, strutturata secondo il modello Hub & Spoke, di

condurre uno studio di queste dimensioni. L'elemento innovativo

di CVRISK-IT consiste nell'integrare i tradizionali parametri di

valutazione del rischio cardiovascolare (età, sesso, pressione

arteriosa, fumo e colesterolo) con altri tre indicatori: calcio

coronarico, studio dell' arteria carotidea e predisposizione

genetica, analizzata attraverso i polygenic risk scores.

L'obiettivo è verificare se queste informazioni consentano di

individuare con maggiore precisione le persone più esposte al

rischio cardiovascolare, orientando gli interventi preventivi

sulla base delle caratteristiche individuali. Una valutazione

più accurata potrebbe contribuire a definire strategie

preventive sostenibili e a indirizzare risorse e interventi dove

possono risultare più efficaci. "La medicina di precisione

produce valore quando le evidenze generate dalla ricerca si

traducono in strategie sostenibili e applicabili alla

popolazione, indirizzando risorse e interventi dove possono

risultare più efficaci", conclude Menicanti.

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