(di Francesco Gallo)
Un giardino in Marocco pieno di
meraviglia, bellezza ed ordine. Mura contro il caos della vita e
di ciò che c'è fuori mentre dentro la ricca villa la non più
giovane e malata proprietaria, Isabelle (Fanny Ardant), una vera
signora che tiene all'etichetta, conosce il vino da bere ed è
circondata da tanta servitù. Questa l'ambientazione di 'Le rose
di Marrakech', terzo film di Ginevra Elkann, pieno di poesia e
memoria e che racconta di solitudine ed amicizia.
L'anziana Isabelle ha infatti come solo riferimento, dopo che
la figlia non viene più a trovarla nonostante il suo stato di
salute, la devota governante Leila (Nisrin Erradi) che
custodisce meticolosamente l'ordine immutabile di questo luogo,
compreso il giardino fiorito merito delle cure del fedele capo
giardiniere Yusef (Ahmed Hammoud). Ma le mura di cinta spesso
non bastano a parare davvero tutto e così quando la sorella di
Leila le ricorda una responsabilità alla quale non può venir
meno, la tranquillità di questo paradiso comincia a riempirsi di
ombre.
"Il mio personaggio ha fatto la scelta della bellezza - dice
Ardant - quella di vivere in una gabbia dorata, ma allo stesso
tempo non ha completamente dimenticato tutti i legami con la
famiglia con cui non riesce ad avere però rapporti normali. È
questa la sua ambiguità. In Leila trova una donna altrettanto
generosa e quell' affetto che la famiglia non le dà più".
E ancora sulle scelte del suo personaggio sottolinea
l'attrice: "Amo le persone che cercano il distacco, che non
vogliono più far parte del bel mondo, ma che allo stesso tempo
creano bellezza. Perché credo che la bellezza sia fatta per
consolare. Per fortuna - aggiunge Ardant - sono nata in una
famiglia classica, con genitori che mi hanno amata. Questo mi ha
dato una grande forza nella vita, anche quella di uscire dal
seminato e dire: abbiamo una sola vita, vado a vivere la mia e
non quella che la società, la famiglia, la morale o la religione
mi chiedono".
Dice invece la regista Elkann: "Il film nasce
dall'elaborazione del lutto per la perdita di mia nonna. Lei era
legata a questo giardino e pensavo che, raccontando questo
luogo, l'avrei ritrovata. Lei amava i giardini e questo è stato
l'ultimo che ha realizzato. È stato bello poter girare lì, con
le persone di quel luogo".
Da questa partenza autobiografica i personaggi hanno poi
preso una loro vita autonoma, dice la regista: "Scrivendo, i
personaggi e le persone da cui si parte come ispirazione si
trasformano. Quando il personaggio viene incarnato da Fanny, lei
porta le sue cose dentro di lui e quindi, alla fine, di quella
persona iniziale rimane molto poco. A sopravvivere per fortuna
sono la tenerezza, la musica che ascoltava mia nonna e
certamente il suo amore per il giardino".
Il film è una produzione Asmara Films in collaborazione con
Rai Cinema, prodotto da Fabrizio Mosca e Jean Bréhat. La
distribuzione italiana è Lucky Red. Frase cult del film: "I
dettagli sono importanti, è ciò che distingue la civiltà dal
caos".
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