Nuove tecnologie per risolvere il
giallo degli scavi settecenteschi. Attenzione puntata sulla
villa di Cicerone, al Parco archeologico di Pompei. Fu scavata a
partire dal 1748, ovvero dall'inizio ufficiale delle
esplorazioni sistematiche di Pompei. Lo scavo proseguì con
interruzioni fino al 1779. Il motivo dell'oblio di questa
eccezionale villa sta nel fatto che fu esplorata attraverso un
sistema di crateri, vale a dire grandi fosse, trincee e
gallerie, tipico dei primi scavi promossi dalla corte Borbonica.
A seguito dello scavo e portati via mosaici, affreschi e reperti
ritenuti particolarmente pregevoli, la villa fu interrata.
Oggi ne rimane una collina verde nel Parco archeologico,
coperta da frutteti e vigneti che rientrano nel progetto
'Azienda agricola Pompei'. Diversamente da altri scavi
settecenteschi, come quelli riscontrati nella casa del Tiaso,
indagata nuovamente nel 2023-2025, lo scavo nella villa di
Cicerone è stato documentato tramite diari e planimetrie.
"È l'unica possibilità che ci rimane - spiega il direttore di
Pompei, Gabriel Zuchtriegel - di capire fino in fondo il metodo
di scavo dei Borbone, confrontando la documentazione dell'epoca
con quanto lasciato sul posto. Per questo si tratta di una
riserva archeologica unica. Comprendere la villa di Cicerone
significa risolvere un giallo che riguarda quasi tutta la città
antica di Pompei: troviamo le tracce delle prime esplorazioni un
po' ovunque, ma quasi mai abbiamo notizie storiche che ci
aiutano a capire meglio cosa esattamente sia successo e quando.
Qui, invece, abbiamo una documentazione abbastanza dettagliata".
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