"Fare e pensare sono la stessa
cosa": è attorno a questa idea che si sviluppa la mostra
"Claudio Verna. La luce è un luogo", dedicata a uno dei
protagonisti della pittura italiana contemporanea e ospitata
negli spazi di Villa delle Rose del Settore Musei Civici di
Bologna dal 25 settembre al 25 ottobre prossimi. Un percorso in
trentanove opere che attraversa circa sessant'anni di ricerca,
dagli anni Sessanta fino ai lavori più recenti.
La mostra, curata da Giulia Pezzoli e Lorenzo Balbi, nasce
con l'intento di restituire la complessità di una pratica
pittorica in continua trasformazione. Le opere sono state
selezionate dallo stesso artista: quelle più lontane nel tempo
convivono così con quelle recenti, creando un percorso nel quale
la pittura di Verna appare come una ricerca ancora aperta.
Verna, che domani compie 89 anni, ripercorrendo la propria
esperienza ha ricordato gli anni Sessanta e Settanta come "un
momento nel quale la pittura si trovò a interrogarsi
radicalmente sulla propria sopravvivenza. Superata la
contrapposizione tra figurazione e astrazione, la domanda
divenne - secondo l'artista - pittura o non pittura".
Verna scelse la pittura, rimanendo nello spazio virtuale
della tela. Ma nel suo racconto trovano spazio anche gli artisti
con i quali condivise quella stagione di rinnovamento che
sarebbe stata successivamente ricondotta alla cosiddetta pittura
analitica. Un'etichetta che Verna considera però riduttiva: "Non
esiste", ha spiegato, indicando piuttosto una generazione di
artisti accomunati dal tentativo di uscire dall'informale senza
abbandonare la pittura: "Se non si reinventa ogni volta è un
feticcio del passato", ha affermato.
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