(di Francesca Pierleoni)

Una storia "raccontata nell'arco di

23 anni, in strati che sono anche emotivi, perché sono partita

in un certo modo e sono arrivata in un altro". Un "on the road

vero e proprio, perché oltre al viaggio fisico, c'è quello della

vita, che è un viaggio in sé". Così Kasia Smutniak descrive il

suo nuovo documentario da regista, Mustang, presentato in gara

alla Festa del Cinema di Roma e in sala dal 23 novembre con

Fandango.

L'attrice e regista esplora una parte importante della sua

vita, il legame con il Mustang, regione nel nord est del Nepal,

visitata per la prima volta nel 2003 insieme a Pietro Taricone,

compagno di allora e padre di sua figlia Sophie. Il viaggio "era

stato un'idea di Pietro, un giorno è tornato a casa dicendomi

che avrebbe voluto tanto andarci e mi ha convinto" racconta

Smutniak. Un luogo dove poi l'attrice e regista ha realizzato

insieme a Kunzom Thakuri, una straordinaria donna del Mustang,

conosciuta in uno dei suoi viaggi, una scuola, inaugurata nel

2016, che consente ai bambini di quella regione di proseguire

gli studi senza dover abbandonare le famiglie.

Il film non fiction, prodotto da Fandango in associazione con

Luce Cinecittà con il contributo di Associazione Pietro

Taricone, grazie al sostegno di Unione Buddhista italiana,

fonde, attraverso straordinarie immagini dai video personali e

di famiglia, viaggi in periodi diversi. A partire dal primo nel

2003 di Kasia Smutniak con Taricone, all'inizio della loro

storia; poi il viaggio di Smutniak con la figlia Sophie, che

allora aveva sei anni, nel 2010, anno della scomparsa di

Taricone, e nel 2025, ritorno della cineasta (che ha continuato

a ritornare spesso), in un momento particolarmente delicato per

la scuola.

Nel primo documentario, Mur (premiato ai David di Donatello),

"ho raccontato le storie di persone che cercavano di salvare le

vite di alcuni migranti nei boschi bielorussi. Lo facevano

perché sembrava loro semplicemente la cosa più giusta da fare, e

io, in un momento difficile che stiamo attraversando noi come

umanità, mi sono aggrappata a quel gesto di speranza nell'essere

umano - spiega Smutniak -. La stessa speranza c'è anche qui.

Volevo farvi conoscere una filosofia e una comunità reale nella

quale la felicità non è un concetto astratto, è qui ed ora. La

mostro con questa scuola, questi bambini che nella loro

quotidianità, con semplici gesti, tracciano una sorta di manuale

della felicità".

Smutniak ha sentito "l'urgenza nel racconto un po' per il

momento difficile, di cambiamento, di trasformazione inevitabile

che sta vivendo la scuola (a rischio chiusura, sia per i

disastri climatici che per la diminuzione degli allievi, visto

il sempre maggior numero di famiglie che emigrano, ndr). È

qualcosa che stiamo cercando di accogliere imparando qualcosa di

nuovo".

Per l'attrice e regista, che ha anche un figlio, Leone, con

il produttore Domenico Procacci, Mustang "in qualche maniera

apre una porta ma è anche un cerchio che si chiude. È un film

molto personale, ma quello è un elemento che cerco di mettere in

tutto quello che faccio, qui è semplicemente più evidente".

Voce narrante della storia è la figlia Sophie: "Un giorno i

figli si alzano e sono grandi. Io me ne sono accorta quando ha

deciso di compiere il primo viaggio in solitaria in Mustang, a

19 anni". La chiave del racconto per il film, alla quale

l'attrice lavora dal 2013, "me l'ha fornito lei qualche

settimana prima della partenza, chiedendomi 'dove è la

telecamera di papà?' In quel momento mi sono resa conto di quale

strada avrei potuto far prendere alla storia" sottolinea

l'attrice.

"Con Kasia ci sentiamo un po' come le madri di quegli 80

bambini nella scuola - dice Kunzom Thakuri parlando di ciò che

hanno realizzato -. Speriamo di poterli continuare a spingere

verso il loro futuro". Per il produttore Domenico Procacci,

"questa è una storia che da un certo punto in avanti diventa

anche la mia". È stato "un film molto difficile da realizzare",

ma "sono veramente felice di come è venuto".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA