(dell'inviata Mauretta Capuano)

L'avanzata delle destre in Europa,

il clima che stiamo vivendo, fa paura ad Emmanuel Carrere,

arrivato oggi al Festivaletteratura di Mantova. "Vorrei che

questo andazzo si concludesse, soprattutto nei Paesi come i

nostri che hanno avuto una lunga tradizione democratica che sta

crollando come un domino. Questo mi fa paura, questa modalità

che stanno prendendo delle democrazie che finora hanno trionfato

e che sono quello che potevamo pensare di meglio nel mondo,

stanno crollando pezzo dopo pezzo. Non è una buona notizia, ma

non mi sembra ci siano tante buone notizie su come va il mondo

in questo momento" dice all'ANSA lo scrittore che chiuderà

l'edizione dei trent'anni sul palco di Piazza Castello il 13

settembre, insieme a Gabriele Romagnoli con l'evento 'Memoir

genealogico'.

"Potrei dire, se volessi essere ottimista, che questo è il

momento dell'Europa che è condannata ad esistere e questo

potrebbe essere un motivo di speranza. D'altra parte possiamo

dire che siamo stretti tra la Cina che ci ignora, Trump che ci

disprezza e Putin che ci odia. Non è una gran bella situazione"

sottolinea lo scrittore, che da sei mesi vive a Roma, a Mantova

con il suo ultimo libro Kolchoz (Adelphi). "È un libro che non

avrei mai immaginato di poter scrivere. È una saga familiare che

racconta la storia della mia famiglia nel corso di un secolo e

tutto questo accade, almeno per la mia famiglia materna,

nell'ombra della rivoluzione russa che li ha trascinati nella

tormenta della storia. Hanno conosciuto l'esilio, l'emigrazione

e anche il discredito per questo" racconta Carrere.

Felice di essere al Festival ogni volta che esce un suo

libro, Carrere dice, in un incontro con la stampa, che a Mantova

"si percepisce una passione palpabile. È oltretutto una città

meravigliosa in cui è una gioia passeggiare". Lo scrittore

smentisce la voce che circola che sia a Roma per scrivere un

romanzo sulla città. "No, non sono qui per questo, non ho questo

tipo di ispirazione. Sono a Roma per un soggiorno che dura da

sei mesi, che ha una durata indeterminata. Sto molto bene qui

per le mille ragioni per cui si può amare Roma, la bellezza, ma

anche per un ritmo di vita che è più piacevole rispetto a quello

di Parigi e poi ho a Roma degli amici scrittori contemporanei

che ammiro molto e apprezzo, Emanuele Trevi, Sandro Veronesi e

Niccolò Ammaniti" spiega e annuncia che presto lascerà il

quartiere Parioli, dove vive, per trasferirsi in un'altra zona

della città.

"Quando sono arrivato a Roma tutti i miei amici citavano

questo libro divertente, brillante di Ennio Flaiano 'Un marziano

a Roma' che racconta la storia di un marziano che arriva a Roma

e suscita per un certo tempo una grandissima curiosità, tutti

cercano di parlargli, di incontrarlo, poi dopo un po' di tempo

se ne fregano di lui, e mi dicevano che avrei conosciuto il

destino del marziano a Roma. Io sono molto contento perché è

vero che in un primo momento può essere piacevole che tutti si

interessino a te, ma poi a un certo punto e troppo. Sono

contento di incontrare persone che mi dicono ciao! e smettono di

interessarsi a me. È il mio momento marziano".

Un nuovo libro? "No, per ora non ho un'idea. Mi piacerebbe.

Comunque quando non scrivo libri non rimango mai inattivo,

lavoro a reportage, continuo a lavorare. Ho avuto la fortuna di

crescere circondato dai libri e ho trasmesso questa cosa ai miei

figli perché un libro non ti tradisce mai". Poi tornando a

Kolchoz sottolinea: "Mi piace molto una frase di Oscar Wilde che

dice: 'quando i bambini sono piccoli adorano i loro genitori,

quando sono grandi li giudicano e poi alla fine con un po' di

fortuna li perdonano'. Mi sembra perfetta e mi fa anche piangere

di emozione e credo che questo valga anche nel rapporto con noi

stessi. È il lavoro di una vita quello di arrivare a perdonarsi,

ma credo che poi sia possibile".

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