Dopo il successo della mostra
'Giorgio de Chirico. L'ultima metafisica', l'ala nuova del
Palazzo dei Musei di Modena dedica un'esposizione a Robert
Doisneau, considerato insieme a Henri Cartier-Bresson uno dei
padri fondatori della fotografia umanista francese e del
fotogiornalismo di strada. L'evento, in programma dal 24
settembre al 24 gennaio, promosso dal Comune di Modena e da
Silvana Editoriale, riunisce circa 150 fotografie in bianco e
nero provenienti dalla collezione dell'Atelier Robert Doisneau a
Montrouge, dove il fotografo ha stampato e archiviato le sue
immagini per oltre cinquant'anni, e dove si è spento nel 1994,
a quasi 82 anni, lasciando un'eredità di circa 450.000
negativi.
Doisneau ha saputo raccontare con straordinaria sensibilità
la poesia della vita quotidiana, consegnando immagini divenute
iconiche della Parigi del Novecento, tra cui il celebre bacio di
una giovane coppia rubato in Place de l'Hôtel de Ville,
considerata tra le più popolari fotografie d'autore di ogni
epoca. Il suo obiettivo cattura la vita quotidiana degli uomini
e delle donne che popolano Parigi e le sue periferie, carichi di
emozione nei gesti e nelle situazioni che vivono. Un paesaggio
urbano e una società che il fotografo ha esplorato fin dal suo
debutto, e che negli anni non ha mai perso di vista: anche il
suo appartamento-atelier di Montrouge, al sud della capitale, in
qualche modo trova posto all'interno dello scenario delle sue
immagini.
Al contrario di molti fotografi della sua generazione,
Doisneau ha viaggiato poco, preferendo perdersi nella sua amata
Parigi. Ha perfino confessato di essersi sentito a disagio
quando, per soddisfare qualche richiesta, ha dovuto allontanarsi
dal suo universo. La mostra modenese abbraccia il suo lavoro nel
suo complesso, senza limiti cronologici o di genere,
soffermandosi sulle fabbriche, i banconi dei bistrot, le
portinerie, le cerimonie, i jazz club, le scuole o le generiche
scene di strada: un percorso che racconta la ricerca della
felicità nei dettagli di tutti i giorni, restituendo lo sguardo
autentico di uno dei più grandi fotografi del Novecento.
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