(dell'inviata Francesca Pierleoni)
Sono bastati due anni a Pamela
Anderson, che nell'immaginario collettivo era rimasta legata
soprattutto al ruolo di 'bagnina' nella serie di 30 anni fa
Baywatch (nonostante abbia recitato in carriera in oltre 40
titoli, fra piccolo e grande schermo), per riaprire le porte di
Hollywood e vivere una piena rinascita artistica. Una nuova
partenza innestata dal ruolo intimo e intenso in The Last
Showgirl di Gia Coppola, per cui ha conquistato l'anno scorso
una candidatura ai Golden Globe. Sono arrivati poi, fra gli
altri, il ruolo nel sequel di Una pallottola spuntata a fianco
di Liam Neeson e il thriller famigliare Rosebush Pruning di
Karim Ainouz presentato quest'anno a Berlino. Ora debutta alla
Mostra del Cinema di Venezia come cointerprete, con Ellen
Burstyn, Leone d'oro alla carriera 2026, e Taika Waititi di
Place to Be, il road movie di Kornel Mundruczo presentato fuori
concorso.
Un esordio che arriva a pochi giorni dal premio ricevuto
durante uno degli eventi glamour paralleli al festival più
attesi, la sesta edizione del gala Amfar Venezia (biglietti da
4000 euro al tavolo da 100mila, fondi destinati alla ricerca
contro l'Aids), al Molino Stucky, presentato proprio dal
compagno di set Taika Waititi. Un'occasione nella quale
l'attrice, classe 1967, ha ricordato uno dei momenti più
difficili della sua vita, la diagnosi avuta a fine anni '90
dell'epatite C, quando non c'era cura: "Era una condanna a
morte. Questo è quello che mi disse il mio medico: che
probabilmente mi restavano circa 10 anni di vita - ha
sottolineato -. Sono sicura che questo abbia influenzato le mie
decisioni. Non era la paura della morte, ma la paura di ciò che
sarebbe potuto accadere ai miei figli piccoli. Mi ha sconvolto
la vita. Dieci anni dopo è arrivata la cura... sono stata
fortunata". Ora "posso dire di essere totalmente guarita
dall'epatite C, non sono una vittima, sono una vincitrice - ha
aggiunto - Il mio mantra è: sii bravo in qualcosa e sarai
libero".
Venendo al film, Anderson, in stile fratelli Gallagher, ha
saltato la conferenza stampa, com'era previsto, ma ha
partecipato al photocall, dove ha posato, come fa quasi sempre
negli ultimi anni, senza trucco. Place to Be è la storia di un
grande amore platonico che nasce fra Brooke (Burstyn), donna
mite e riservata, e Nelson (Waititi), molto più giovane di lei.
I due sono uniti dalla missione di riportare al legittimo
proprietario Intruder, un piccione da gara smarrito. Nel film
Anderson interpreta la figlia di Brooke, Molly, che cerca di
rialzarsi da un brutto periodo. "Ero un po' sorpresa per il
fatto che Pamela, fosse stata scelta per interpretare mia
figlia, non mi sembrava adatta al ruolo - ha raccontato Burstyn
in conferenza stampa - ma poi appena l'ho incontrata ho pensato:
'Oh, certo, sarà mia figlia'. Ho provato subito affetto per lei.
È una persona meravigliosa".
Sul suo percorso Anderson ha già in cantiere vari altri film
importanti, fra i quali Alma di Sally Potter con Dakota Fanning
e Maytreya di Jonathan Krisel a fianco della rocker Debbie
Harry.
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