"Un film nato dalla mia più grande paura: quella di perdere il controllo. Ne sono ossessionato da sempre, faccio il regista perché mi lascia l'illusione di poter decidere delle cose della mia vita e poter plasmare la realtà". Così Paolo Strippoli (anche cosceneggiatore con Salvatore De Chirico), uno dei nuovi autori giudicati tra i più talentuosi in Italia, descrive L'estranea, con cui è per la prima volta in concorso a Venezia.
Una storia nella quale il cineasta abbraccia il dramma famigliare senza rinunciare all'amato horror con un tocco di paranormale: protagonista Anna (Jasmine Trinca), signora bene di Bari con tanto di marito professionista (Adriano Giannini), che confessa alla figlia Alice (Romana Maggiora Vergano), una volta adulta, una verità tenuta nascosta per vent'anni, una bugia che ha sorretto l'intera storia della loro famiglia. Ovvero l'aver stretto un patto scellerato con una misteriosa 'estranea' (Valeria Bruni Tedeschi) per evitare una serie di disgrazie: una decisione che ha creato una spirale inarrestabile.
In gara è tornato anche un maestro del cinema come il giapponese Hirokazu Kore-eda con un film che già si candida ai principali premi, Look Back, con Natsuki Deguchi, Aju Makita, Furi Nanase, Rokka Okada, Masaki Suda, adattamento in 35mm di un manga cult di Tatsuki Fujimoto. E' un coming of age, costruito sulla potenza vitale dell'immagini, che racconta un'amicizia simbiotica nata fra due bambine molto diverse, una estroversa e curiosa, l'altra timida tanto da essere assalita dalla paura di uscire di casa, ma unite dal sogno di diventare autrici di manga. Un legame di fiducia, creazione e scoperta scosso da un trauma. "Mi sono imbattuto in questo manga nel 2021 quando era stato appena pubblicato. Era un periodo in cui con la pandemia tutto il mondo si era fermato - dice al Lido il regista - e io stesso ero fermo e depresso. Invece grazie alla lettura di quel manga mi è sembrato quasi che qualcuno mi avesse gentilmente spinto ad andare avanti, incoraggiarmi".
Grande protagonista delle giornata anche Ellen Burstyn, classe 1932, una delle più grandi interpreti del cinema americano che ha ricevuto il secondo Leone d'oro di quest'edizione. "Così mi fate piangere" ha detto, commossa davanti alla standing ovation ricevuta in sala Grande, dove l'ha introdotta la laudatio pronunciata da Maggie Gyllenhaal, che l'ha diretta, facendole interpretare un'ideale Marilyn Monroe centenaria, in Flesh Impact, il corto proiettato dopo la premiazione.
In conferenza stampa, la premio Oscar è tornata sul suo percorso di attrice: "Quando ho iniziato, non c'erano donne sul set, dietro la macchina da presa o nelle troupe, solo noi attrici. Poi lentamente, grazie anche all'impegno di persone come Gloria Steinem, che è da poco scomparsa, la mentalità ha iniziato a cambiare. All'inizio si trattava di una segretaria di edizione. Poi di un'assistente alla macchina da presa. E lentamente si è arrivati all'integrazione delle donne. Non siamo ancora al 50 e 50 ma ci stiamo avvicinando".
Di scena anche Riccardo Scamarcio, con I figli della scimmia di Tommaso Landucci, presentato, con grande successo, in concorso a Orizzonti: l'attore si cala nei panni del padre amorevole di un bambino con una disabilità (interpretato dal bravissimo Andrea Aggio). L'uomo ha parallelamente anche un forte rapporto di confidenza con il nipote adolescente, con cui condivide le esperienze, da genitore, sempre sognate e impossibili da vivere con il figlio. "Quando si toccano questi temi, si rischia sempre che diventino un macigno - ha spiegato l'attore -. A volte anche parlandone con rispetto, gravità, solennità, sono tutti argomenti che si prestano alla retorica. Qui in realtà l'elemento della disabilità non è preponderante. E' più un film sulla genitorialità, sulla paternità e sulla famiglia in genere. E' quasi un'educazione sentimentale di un padre".
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