"Temevo che una sentenza dura come una condanna all'ergastolo per Giulio Regeni potesse avere ripercussioni sul mio caso. Io resto bloccata in casa senza mai poter vedere la luce del sole, senza poter portare la mia bambina a fare una passeggiata. Sono anni che è così". Nessy Guerra non vuole commentare più di tanto la sentenza Regeni, che ha portato alla condanna di tre 007 egiziani accusati di sequestro. Si limita a postare su Instagram, che ormai considera l'unica finestra che ha a disposizione sul mondo utile a perorare la sua causa, la prima pagina di un quotidiano con la notizia della sentenza. Poi si è imposta, almeno per adesso, il silenzio, consigliato anche dalla diplomazia italiana.
Probabilmente per cautela, visto che il 7 ottobre è attesa la prossima udienza di appello del processo intentato dall'ex marito Hamouda per ottenere l'affido della figlia, la piccola Aisha, che ora vive con la mamma e la nonna materna. Da parte sua il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha rassicurato: "stiamo lavorando per portare a casa Nessy Guerra e sua figlia.
Senza clamore e senza propaganda".
Adesso che il processo per Giulio Regeni è arrivato a sentenza in Italia, l'asse diplomatico è ancor più focalizzato sul processo della giovane sanremese, che a 27 anni vive praticamente reclusa in una località protetta in Egitto dopo la condanna per un reato che non esiste più da tempo in Italia: l'adulterio. A denunciarla per questo era stato proprio Tamer Hamouda, ormai ex marito di Nessy e padre della piccola. E per questo reato Nessy è stata condannata in primo grado e in appello dal tribunale egiziano a sei mesi di reclusione.
Tramite la sua legale, Agata Armanetti, Nessy è ricorsa in Cassazione ma l'equilibrio è instabile: la donna potrebbe essere arrestata in qualsiasi momento. Probabilmente per questo motivo la donna sarebbe stata invitata alla cautela nei commenti che periodicamente pubblica sul web.
L'ambasciata italiana al Cairo ha formalizzato mesi fa una richiesta di grazia per la donna rivolta al presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Tajani, che con il governo ha seguito il caso passo passo, ha annunciato in quella occasione di avere ricevuto "assicurazioni" sulla disponibilità del governo del Cairo "a collaborare per raggiungere una soluzione rapida e positiva della vicenda". Per questo dalla Farnesina giungono, ancora una volta, inviti alla prudenza.
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