(di Cinzia Conti)

Ci sono gli stranieri per i quali

l'integrazione è una sfida e per i quali la mancanza della

patria è una ferita che non si chiude; ci sono i locali che si

conoscono da quando sono nati e a cui spesso la provincia va

decisamente stretta. E poi ci sono le seconde generazioni che a

volte non si sentono mai accolte a pieno dal paese in cui sono

nate e cresciute, né dalla loro comunità d'origine. È una delle

tante sfumature di 'Estranei', il nuovo crime con la regia di

Cosimo Alemà in onda su Rai2 da venerdì 9 ottobre con Elena

Radonicich, Ricky Memphis, Marco Cocci, Kelum Giordano e la

partecipazione di Giulio Scarpati e Isabella Ferrari. A parlarne

con l'ANSA è Kel Giordano, attore e modello nato in Sri Lanka e

cresciuto in Italia che interpreta Bisan Singh: "Forse è da

tutta la vita che mi addestro, involontariamente, per questo

ruolo. La grande differenza è sicuramente che Bisan può

permettersi delle cose che io purtroppo, o per fortuna, non

posso fare. Scherzi a parte, sicuramente il tema

dell'appartenenza è un tema per me fondamentale. Mi è capitato

molto spesso in Italia di non sentirmi a casa, quando vado in

Sri Lanka ci vado con tutta la mia italianità, che è mia, che mi

appartiene (dal gesticolare al mangiare, da quello che mi piace

agli abiti) ma non mi sento a casa nemmeno lì. Lì mi dicono

'questo ha il nostro colore, ma c'è qualcosa che non torna'. In

Italia - dice sorridendo - ovviamente è il contrario, perché

dicono 'questo me sta a fregà, c'è qualcosa di diverso'. Quindi

sicuramente ho sentito fin da subito l'urgenza e la

responsabilità di questo ruolo, è un tema e un dolore molto

sottovalutato e misconosciuto". E poi aggiunge: "Credo che la

cosa più importante, un po' come in 'Indovina chi viene a cena',

il papà di Sidney Poitier si vede come un uomo di colore, mentre

il figlio solo come un uomo. Credo che questa cosa debba partire

innanzitutto da me, da noi".

Nella serie di 8 episodi distribuiti in 4 prime serate

ambientata a Correggio nella Bassa Padana dove vive una delle

più grandi comunità sikh d'Italia c'è la storia di due giovani

ragazzi innamorati, Camilla e Manraj, che all'improvviso

scompaiono nel nulla. A coordinare le indagini Laura (Elena

Radonicich), carabiniera negoziatrice tornata a Correggio dopo

molti anni per prendersi cura del padre malato, affiancata dal

maresciallo Bodini (Ricky Memphis). Ad aiutarla nel districarsi

tra segreti, pregiudizi e rivalità c'è Bisan, cugino del ragazzo

scomparso, tornato a casa dopo anni trascorsi nella legione

straniera. Un nuovo ruolo di investigatrice per Radonicich che

spiega come la carabiniera Macchi sia lontana anni luce dalla

pubblico ministero Eva Kofler di Brennero. "Eva doveva prendere

il controllo delle sue capacità. Era una figlia di..., una

moglie di... Ben diversa Laura che è una donna adulta che ha

già giustamente il controllo sulla sua vita, seppure la sua è

un'indipendenza cresciuta anche sulla base di alcuni traumi

molto profondi. Ho cercato il cuore pulsante di ogni relazione,

di non disperdere e di non essere mai aspecifica e di restituire

il calore di queste relazioni antiche a cui lei si riconnette

dopo essere tornata". Dopo vari ruoli da criminale e tanti da

agente di polizia, è felice di tornare a indossare la divisa da

carabiniere Ricky Memphis: "Dovevo pareggiare con l'Arma -

spiega - ma è molto diverso dalle altre 'guardie' che ho

intepretato. Su richiesta e volere del regista non c'è ilarità e

nemmeno quella voglia di sdrammatizzare che ho avuto altre volte

e che faceva sorridere. È un tipo molto diverso, più chiuso e

pure un po' razzista, la sua cultura è un po' antica ma forse

capirà qual è la linea giusta andando avanti nella serie". Il

maresciallo vive come uno smacco il fatto che il capitano affidi

a Laura e non a lui la direzione: "Questa cosa lui la soffre,

non so se è proprio solo perché è una donna. Una cosa del genere

è molto lontana da come sono io. Sono un femminista, sono

cresciuto grazie a Dio in un ambiente sano, dove le donne

contavano tanto, facevano tanto, quindi non mi è mai passato per

la testa di vedere qualche differenza" spiega. A Marco Cocci è

invece affidato il ruolo di Mario Ferrari: "Sposato, padrone

dell'azienda ma nonostante l'apparenza sia quella di una vita

perfetta, il ritorno gli sconvolgerà l'esistenza". Come è stato

in un momento in cui si parla di remigrazione affrontare un tema

del genere lo spiega il regista Alemà: "La provincia di Reggio

Emilia è un esempio di coesione tra la cultura italiana e sikh

assolutamente riuscita. Gli indiani vivono completamente

integrati da quasi tre decadi lì, è una realtà che dovrebbe

essere presa ad esempio. La domenica nel gurdwara, che è il loro

tempio, trovi 8-10 mila persone che pregano, che offrono il

pranzo a tutti. Basta entrare in un parcheggio e immediatamente

ti ritrovi in Punjab, solo che sei in mezzo alla pianura padana.

Li abbiamo conosciuti, abbiamo avuto centinaia di comparse, la

mia assistente era sikh, hanno aiutato anche le nostre

costumiste a mettere i 13 metri di stoffa intorno alla testa...

E' stato davvero bello".

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