Paolo Zangrillo fa un passo indietro, pronto a lasciare la segreteria di Forza Italia in Piemonte. Dopo 9 anni in quel ruolo, il ministro e fratello di Alberto che di Silvio Berlusconi fu il medico personale, rinuncia. Il titolare della Pubblica amministrazione lo anticipa a Repubblica e ne fa una scelta di coerenza. Dopo aver chiesto che il partito si rinnovi - con alcune mosse implicite come il cambio del capogruppo al Senato a marzo e, ad agosto, in un inatteso botta e risposta con il segretario Antonio Tajani sulla sburocratizzazione 'mancata' - ora passa ai fatti. Per dare l'esempio, sottolinea.

"In una fase di grandi trasformazioni, tutti dobbiamo cambiare. Non basta parlarne - spiega Zangrillo - e chi ha posizioni di leadership deve dare l'esempio". "La sfida da affrontare è quella del rinnovamento", gli fa eco Licia Ronzulli: "FI è un po' ferma nei consensi e ha bisogno di una riflessione", rivela l'ex fedelissima del Cavaliere e oggi vicepresidente del Senato.

Zangrillo intende rimettere il mandato al prossimo congresso regionale (ancora senza data ma molti scommettono che adesso ci sarà uno sprint) passando il testimone al suo vice, Roberto Rosso. Dopo Elisabetta Casellati in Basilicata, è il secondo ministro azzurro che lascia, ed entrambi in regioni saldamente in mano a FI. Una decisione che non avrebbe condiviso con Tajani - emerge da chi gli sta vicino - ma a lungo meditata e attesa fra gli azzurri. "Ormai siamo un partito diviso in fazioni", è il commento amaro di un big, alludendo alle frizioni tra i fedelissimi di Tajani e i delusi per un cambiamento indicato più volte dalla famiglia Berlusconi ma mai compiuto davvero, denunciano.

Sul segretario, Zangrillo resta misurato. Orfani del Cavaliere, dice, "la figura più adatta per la transizione è Antonio, che può piacere o no, ma ha esperienza, anche internazionale". Ma aggiunge: "Dopodiché, è legittimo porsi il tema di nuove leadership". Nel giorno in cui Malpensa diventa 'aeroporto Silvio Berlusconi', suo fratello Paolo conferma la fiducia al segretario "erede diretto di Silvio". Ma non risparmia un distinguo: "Oggi credo che sia giusto che Antonio condivida il nostro movimento anche con le forze più giovani e lui ne è assolutamente consapevole". Poi assicura che il sostegno della famiglia al partito, anche economico, "non è in discussione", bollando come "balle" le indiscrezioni sul contributo non ancora versato.

Altri forzisti leggono la scelta di Zangrillo come una mossa per non attaccarsi al fortino piemontese e avere mani libere per altre sfide, in futuro. Ad esempio le prossime politiche.

Intanto nel weekend c'è la prova delle suppletive in Calabria. Alla Camera c'è da assegnare lo scranno che era di Francesco Cannizzaro di FI e ora sindaco di Reggio Calabria. A destra la sfida è tra Fabio Roscioli, romano e tesoriere del partito e Domenico Giannetta, ex forzista doc calabrese che Vannacci ha strappato e candidato per Futuro nazionale. Roscioli dovrebbe farcela - spiegano nel partito - ma conteranno i voti e lo scarto da chi arriverà secondo. Subito dopo, molti scommettono che ci sarà un faccia a faccia tra Tajani e Marina Berlusconi.

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