E' quasi terminata la costruzione di quel palazzo di dieci piani nel cuore del centro storico di Milano, in via Anfiteatro, quartiere Brera. L'11 dicembre di un anno fa erano stati messi i sigilli al cantiere nell'ambito di una delle decine di indagini sulla gestione urbanistica, che in una tranche sono arrivate fino ai vertici di Palazzo Marino. Poco più di un mese dopo, però, il Tribunale del Riesame ha disposto il dissequestro, ora confermato in via definitiva dalla Cassazione.

La Suprema Corte, infatti, ha dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dalla Procura milanese contro la decisione del Riesame che a fine gennaio aveva annullato il decreto di sequestro preventivo di Unico-Brera, il progetto residenziale sviluppato dal gruppo Rusconi. Il cantiere era finito sotto sequestro su ordinanza del gip in un filone di indagine, ancora aperto, con 27 indagati per abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso. Poi, accogliendo il ricorso delle difese, tra cui gli avvocati Federico Papa e Michele Bencini, il collegio di giudici (Galli-Amicone-Nosenzo), ha riconosciuto la "buona fede" dei costruttori, che per il titolo edilizio (Scia, ossia autocertificazione, invece di un piano attuativo, come contestato in molte altre inchieste) si sono affidati alla prassi comunale e alla giurisprudenza che c'era almeno fino al 2023. Il fatto che tutti pensassero "di operare" sulla base di norme e regole che c'erano è anche il motivo per cui, nella prima sentenza sull'urbanistica dello scorso giugno sul caso Torre Milano, gli imputati sono stati tutti assolti, compresi funzionari, dirigenti comunali e il progettista. La Procura, comunque, ha da poco depositato il ricorso in appello per chiedere di ribaltare quel verdetto.

"Siamo ovviamente felici e soddisfatti - ha spiegato l'avvocato Papa, legale nella vicenda Unico-Brera - la dichiarazione di inammissibilità del ricorso del pm, peraltro sostenuta nelle nostre memorie, porta un po' di equilibrio e serenità nel mondo dell'urbanistica, che ha un disperato bisogno di certezze. Continuare a sequestrare qualsiasi cosa, nonostante un titolo perfettamente legittimo e due pronunce dell'autorità amministrativa che lo certificano - ha aggiunto - porta esclusivamente al caos assoluto". "Siamo felici - ha affermato anche l'avvocato Bencini - che la Corte di Cassazione abbia condiviso la nostra impostazione sull'inammissibilità del ricorso della Procura, così mettendo fine a un'ingiustizia. Come già affermato dal Tribunale di Milano a giugno, nessun rimprovero può essere mosso a chi ha seguito le regole, in questo caso addirittura con l'approvazione del Tar e del Consiglio di Stato". Intanto, il filone che aveva portato ad arresti, poi annullati dal Riesame nell'estate del 2025, con al centro corruzioni e ipotesi di induzione indebita - reato per cui, assieme al falso, è stato indagato anche il sindaco Sala - si avvia verso una richiesta di archiviazione.

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