La Procura generale di Milano ha

impugnato, con ricorso in Cassazione, la sentenza con cui la

Corte d'Appello, lo scorso 23 aprile, ha assolto con formula

piena "perché il fatto non sussiste" i due giovani calciatori

Mattia Lucarelli, 26 anni e figlio dell'ex attaccante del

Livorno Cristiano, e Federico Apolloni, coetaneo, e tre loro

amici dall'accusa di aver abusato di una studentessa

statunitense 22enne quattro anni fa.

Il secondo grado, infatti, accogliendo la linea dei

difensori, tra cui gli avvocati Leonardo Cammarata e Francesca

Nobili, aveva spazzato via le condanne a 3 anni e 7 mesi di

reclusione per Lucarelli junior e Apolloni, a 2 anni e 8 mesi

per un imputato e a 2 anni e 5 mesi per gli altri due, che erano

arrivate anche dopo gli arresti, con misure dei domiciliari, del

gennaio 2023. Mentre le indagini, condotte dalla Polizia e

coordinate dalla pm Alessia Menegazzo, erano passate pure per un

incidente probatorio per cristallizzare la versione della

ragazza dopo la sua denuncia sul presunto stupro di gruppo

risalente alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022.

Per la Corte d'Appello milanese, però, come scritto nelle

motivazioni, restava "ipotesi fragile e non adeguatamente

corroborata" che Lucarelli junior e gli altri avessero

esercitato "una pressione subdola" e approfittato di una

"minorata capacità di resistenza" della studentessa, alterata

dall'alcol ma non al punto da "essere obnubilata". Per i

giudici, poiché è mancata la prova di "una concreta attività

induttiva idonea a viziare il consenso" della giovane, è venuto

meno "uno degli elementi essenziali della ricostruzione

accusatoria".

Nelle motivazioni del primo grado in abbreviato, depositate

nel settembre 2024, il gup Roberto Crepaldi, invece, aveva

parlato di una "azione collettiva, volta a carpire il consenso"

della ragazza "ad atti sessuali con il maggior numero di loro,

nonostante la piena consapevolezza dello stato di alterazione".

Su questa linea il ricorso del sostituto pg Massimo Gaballo, che

aveva chiesto la conferma delle condanne. Chiesto ora

l'annullamento delle assoluzioni con rinvio per un nuovo

giudizio in appello.

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