Ribaltando la sentenza del Tar, il
Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana -
estensore Sebastiano Di Betta, presidente Ermanno de Francisco -
ha accolto l'appello dei sub Fabio Di Bono e Dario D'Amico che
l'11 agosto 1999, durante un'immersione in apnea nel mare di
Trapani, individuarono sul fondale una struttura lignea
circondata da numerosi frammenti di anfore. Il giorno successivo
i due segnalarono il ritrovamento alla Guardia di Finanza. Da
quella scoperta presero poi avvio le attività che portarono al
recupero del relitto di una nave di epoca romana, poi restaurata
e musealizzata. Di Bono e D'Amico avevano chiesto il premio
previsto dalla legge per la scoperta fortuita di beni
archeologici, ma il procedimento non è mai stato concluso dalla
Regione.
Il Cga ha ora stabilito che non è stato dimostrato che i
due stessero svolgendo una ricerca archeologica organizzata e
che il loro successivo impegno nella tutela del sito non può
escludere il carattere fortuito della scoperta. I giudici hanno
inoltre chiarito che il ritrovamento non può essere limitato ai
soli reperti materialmente recuperati dai due subacquei, ma deve
essere valutato anche in relazione al relitto successivamente
riportato alla luce. Ha quindi dichiarato illegittima la mancata
conclusione del procedimento e ha ordinato alla Regione
Siciliana di completarlo.
Gli uffici regionali dovranno adesso individuare le parti
del relitto e i reperti riconducibili alla scoperta del 1999,
determinarne il valore e stabilire l'entità del premio. La
sentenza non assegna direttamente i 500 mila euro richiesti dai
due scopritori: sarà la Regione a quantificare l'importo, che
per legge potrà arrivare fino a un quarto del valore dei beni.
La Regione è stata condannata al pagamento di 6 mila euro per le
spese dei due gradi di giudizio.
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