(di Angelo Cerulo)

Di minimal La Traviata

rappresentata ieri al Teatro Gesualdo di Avellino ha avuto solo

l'ambientazione, come annunciato da Giuseppe Sollazzo, regista e

ideatore dello spazio scenico. Per il resto quello andato in

scena nella sala del capoluogo irpino nell'ambito degli eventi

per i 40 anni del Conservatorio statale Domenico Cimarosa è

stato uno spettacolo al massimo delle proposte, dalle voci e

dall'interpretazione dei singoli artisti e del coro

all'orchestra diretta dal maestro Carlo Goldstein, dai costumi

di Maddalena Marciano agli elementi scenici e alle maschere di

Gennaro Vallifuoco e ai movimenti coreografici di Simona

Barattolo.

Una proposta - sottolineata da un grande tributo finale del

pubblico - che si è inserita nelle attività del Cimarosa: il

Conservatorio ha prodotto l'evento anche sulla scia della

valorizzazione e della formazione dei giovani come ricordato

dalla presidente Giuliana Franciosa e dalla direttrice uscente

Maria Gabriella Della Sala. Oltre all'orchestra e al coro

(diretto dal maestro Luciano Branno) del Cimarosa, allieve del

Conservatorio si sono, infatti, alternate, nel ruolo di Violetta

Valéry, come soprano Marika Pelonero (nel primo atto), Nicoletta

Gaglione (secondo) e Paola Pelella (terzo). Alfredo Germont è

stato il tenore Stefano Sorrentino, il ruolo di Giorgio Germont

è stato affidato a Antimo Dell'Omo.

Un'opera contemporanea senza tradire Verdi, un ponte tra il

passato e il presente, aveva spiegato alla vigilia il regista

Sollazzo. E così è stato, a giudicare dal gradimento del

pubblico del Gesualdo. Ambientazione minimalista, con un

contesto evocato. E con un messaggio: il valore di una persona

non è dato dal ruolo che occupa nella società. "La persona è

sacra", aveva affermato il regista. Con un pre-sequel che ha

illustrato la vicenda della donna a cui Dumas si è ispirato e da

cui Verdi ha tratto l'opera, l'allestimento voluto dal

Conservatorio (in passato il Cimarosa ha prodotto altre opere)

ha presentato costumi non di ispirazione ottocentesca ma

contemporanei, con riferimenti estetici riconducibili al primo

Novecento, senza rinunciare al gusto e alle contaminazioni déco,

ma evitando una ricostruzione storica rigidamente didascalica

così come gli elementi scenici e le maschere di Gennaro

Vallifuoco hanno arricchito la proposta di una Traviata fuori

dal comune.

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