(di Michele Cassano)

"Realpolitik", dopo l'esordio della

scorsa stagione in prima serata, cambia collocazione e andrà in

onda dal venerdì alla domenica in access prime time, sempre su

Retequattro dalle 20.30 per un'ora a partire dal 4 settembre.

Alla presentazione dei palinsesti l'editore Pier Silvio

Berlusconi ha risposto, a chi parlava di una bocciatura, che

c'è, invece, grande fiducia nel conduttore Tommaso Labate e

nella sua squadra.

"Non capisco come si possa associare la parola fallimento a

un programma che viene moltiplicato per tre giorni alla

settimana, estendendo il perimetro tradizionale del weekend,

conservando il brand - dice all'ANSA Labate - e trasmettendolo

nelle ore di massimo ascolto. Abbiamo lanciato un prodotto

nuovo, che ha raggiunto l'obiettivo che si era fissato, ossia il

4% di share. Ringrazio l'editore perché ha messo i puntini sulle

i".

Cosa cambia nel programma? "In prima serata c'era una parte

strettamente connessa all'attualità ed un'altra che poi si

allargava ad altri argomenti con il passare delle ore. Ora,

nell'anno politicamente più importante dell'ultimo mezzo secolo,

che porta a elezioni dall'esisto incerto in Usa, Francia e

Italia, abbiamo tre serate per raccontare a modo nostro, in

presa diretta, quello che succederà. Forse qualcuno sui social

ha storto il muso rispetto al programma, perché preferisce

trasmissioni per tifosi e partigiane. A noi piace raccontare la

partita, non gli spalti e, infatti, 'Realpolitik' è stato uno

dei programmi in cui si è visto maggiormente l'equilibrio tra

tutte le forze in campo. Tutti si sono sentiti liberi di

presentare la loro visione del mondo e l'hanno messa a confronto

con gli altri, senza degenerare in risse da bar. Non

dimentichiamo che a 'Realpolitik' è emersa la notizia

dell'attacco a una base italiana al confine dell'Iraq perché un

esponente dell'opposizione, Angelo Bonelli, ha letto in diretta

un messaggio del ministro della Difesa, Guido Crosetto.

'Realpolitik' allo stato puro".

Una sfida dura, perché su La7 andranno in onda alla stessa

ora programmi affermati, come 'Otto e mezzo' e 'In Onda'. "Sarà

un difetto mio, ma la sfida la vedo solo con me stesso. In

questo momento tutti quelli che fanno informazione hanno un

compito cruciale, che è presentare la complessità del mondo in

maniera chiara per persone di 70 anni o dell'età di mia figlia,

senza disturbare il loro udito. Poi alla mia squadra dico sempre

che se volessimo fare il 100% di share dovremmo andare in Corea

del Nord".

Quale è il valore aggiunto del programma? "Oltre alla pulizia

e all'estetica del linguaggio, un valore aggiunto saranno gli

ospiti. Ci vantiamo, a ragione o a torto, di aver portato a

'Realpolitik' personaggi che difficilmente si vedono altrove".

D'altra parte, è più facile che gli esponenti governativi

vadano ai programmi Mediaset, piuttosto che a La7. "Posso solo

dire che nessuno ha mai contestato il modo in cui si è svolto il

nostro dibattito. Teorizziamo che la 'caciara', oltre a

disturbare le orecchie, stia un po' spazientendo le persone".

Ha già invitato qualcuno? "Stiamo già lavorando alle prime

puntate e ci sarà qualche sorpresa. L'anno scorso alla prima

puntata ci fu Vincenzo De Luca che non andava in tv da parecchio

tempo. Poi tutti i leader del campo largo che a Mediaset non

andavano tantissimo. D'Alema che non andava a Mediaset da 30

anni o Veltroni che credo non ci fosse mai andato".

Come giudica la qualità della classe politica in questo anno

che porta alle elezioni? "Penso che, se uno la sa cercare, ci

sia una classe dirigente, a livello nazionale e ancora più a

livello locale, di buon livello. Certo, non è lo stesso di 40

anni fa, quando la politica, ma anche la società, era una cosa

diversa. Siamo una democrazia abbastanza compiuta, con tutte le

difficoltà delle democrazie occidentali di oggi, con

l'inquinamento che arriva dal dibattito geneticamente modificato

dei social. Quindi la classe politica rispecchia abbastanza

fedelmente il paese".

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