Più di duecento persone in 48 ore. Decine di ragazzini soli soccorsi, donne incinte portate via da una barca sul punto di affondare, feriti e ustionati, tutti salvati a dispetto di pressioni e minacce esplicite arrivate da imbarcazioni non identificate. Non è un bollettino di guerra, ma la nuda cronaca degli ultimi due giorni di operazioni di Sea-Watch 5 e Aurora 2, due delle navi dell’ong tedesca in missione nel Mediterraneo centrale.
Alla più piccola, Aurora 2, è stato permesso di attraccare a Lampedusa, dopo l’iniziale indicazione di raggiungere Catania. Una meta impossibile con il poco carburante che avevano nei serbatoi. A bordo aveva 76 persone, soccorse sotto lo sguardo minaccioso dei miliziani che da una barca in vetroresina hanno continuato a rimanere in area durante tutta l’operazione di salvataggio. Nei confronti dei team di soccorso di Sea Watch 5, ancora in viaggio verso Civitavecchia, le intimidazioni invece sono state dirette ed esplicite.
L’ammiraglia dell’ong tedesca è stata l’unica a rispondere all’allarme lanciato da Albatross, l’aereo civile di Sos Méditerranée e raggiungere un gommone sgonfio e sovraffollato che arrancava in mezzo al Mediterraneo centrale. A bordo, 28 persone terrorizzate, per metà a stento ragazzini. Al termine del soccorso, quando i 28 naufraghi stavano già sul ponte in attesa di ricevere le prime cure, una nave che si è identificata come appartenente alla Libyan Navy si è avvicinata minacciosamente alla Sea Watch, tanto da spingere l’equipaggio ad attivare le misure di massima sicurezza e barricarsi all’interno insieme ai naufraghi.
“Vi prendiamo e vi portiamo a processo a Tripoli”, hanno continuato a dire dal ponte di comando dell’imbarcazione libica, ordinando alla nave ong di allontanarsi nonostante si trovasse in acque internazionali. Ore di minacce e pressioni, con i naufraghi a bordo terrorizzati. “Appena se ne sono andati, abbiamo risposto a una segnalazione di Alarm Phone e soccorso 51 persone da una barca che stava affondando, tra cui una donna incinta. Molte hanno ustioni gravi”, raccontano da bordo.
Poco dopo, ancora una barca in difficoltà, ancora un intervento, provvidenziale in un Mediterraneo ormai svuotato da assetti di soccorso. A bordo di Sea Watch 5, sono tutti o quasi rifugiati per antonomasia, persone in fuga da Paesi distrutti da conflitti civili e vere e proprie guerre: Sud Sudan, Eritrea, Sudan. Per portarli tutti in porto e concludere l’operazione di salvataggio, che, come di recente ricordato dalla Corte d’appello di Catanzaro, finisce solo dopo lo sbarco in un porto sicuro, i team dell’ong tedesca dovranno aspettare ancora giorni. Per il Viminale, in tutta Italia ,non c’era alcun porto sicuro disponibile prima di Civitavecchia. Nel corso della traversata, almeno una donna è stata evacuata d’urgenza per motivi sanitari.
“Sea Watch ha soccorso 227 persone nel giro di poche ore. Una delle navi stava affondando e solo grazie alla società civile, alle nostre navi, agli aerei, alle segnalazioni di Alarm Phone non ci troviamo a raccontare altri naufragi”, afferma la portavoce della sezione italiana, Giorgia Linardi. “Eppure il Governo italiano continua a trattarci come criminali, manda la nostra nave a 900 chilometri di distanza. Ridurre deliberatamente la capacità di soccorso è una scelta politica con conseguenze letali. Una scelta di cui la storia chiederà conto”.
Secondo il Missing Migrants Project dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) – ricordano dall’ong - dall’inizio del 2026 almeno 1.982 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo. “La mortalità su tutte le rotte è aumentata almeno del 60%”, avverte l’organizzazione. E sono numeri, ha sempre ammesso, approssimati per difetto.




