Cortei fantasma che portano il deserto nelle strade della città ma poi nessuno sfila, finti e annunciati stupri ai danni di studentesse e pestaggi agli stranieri nelle stazioni. Le fake news e i falsi allarmi corrono in chat, sui gruppi social e alimentano la psicosi in diverse città italiane. Un fenomeno che sembra essersi moltiplicato dopo i disordini e le devastazioni che hanno interessato soprattutto Milano durante lo scorso fine settimana e di cui sono stati protagonisti in gran parte giovanissimi di seconda generazione, ma non solo.

E allora ecco che nelle chat degli studenti a Milano girano messaggi su fantomatici gruppi di neofascisti che si sarebbero organizzati per andare nelle stazioni "a picchiare stranieri". Il tutto anche accompagnato da foto di armi con scritte minacciose e audio concitati che raccontano di violenze mai avvenute. Messaggi che hanno inizialmente preoccupato gli studenti, portandoli a confrontarsi di persona e in chat, fino a bollare tutto come fake news. A Verona e a Ravenna le bufale corrono sui gruppi Telegram dove si pianificherebbero stupri "da parte di maranza travestiti da manifestanti". In Veneto si parla di violenze ai danni di studentesse di due istituti, per cui le allieve si sono sentite costrette a restare a casa. "Non chiamiamoli scherzi o bravate - commenta il governatore Alberto Stefani -. Che si tratti di una minaccia concreta o di una provocazione, siamo davanti a un fatto di estrema gravità. Perché il risultato è lo stesso: ragazze terrorizzate e famiglie gettate nell'angoscia".

Anche a Ravenna la stessa storia con alcune scuole superiori dove c'è stata un'affluenza ridotta degli studenti dopo messaggi in chat su possibili devastazioni e stupri. I genitori dopo la diffusione senza controllo dei messaggi hanno preferito tenere a casa i figli e i controlli davanti alle scuole sono stati rafforzati. Era blindata e deserta questa mattina la città di Cremona dopo l'allarme innescato dall'annuncio social di una presunta manifestazione che doveva essere violenta come quella di Milano. Ma in città non c'è stato nessun corteo perchè si trattava di un falso allarme ma la città era già blindata dalle forze dell'ordine, con carabinieri e polizia a presidiare le scuole, la stazione ferroviaria e quella dei pullman, oltre che il centro storico. I negozianti si sono comunque organizzati e hanno protetto le loro vetrine con pannelli di compensato, timorosi che le vetrine spaccate a Milano potessero ripetersi anche lì. Nei guai sono finiti due minorenni, di 14 e 15 anni, che sono stati identificati dalla Digos come amministratori della chat Whatsapp che ha scatenato la preoccupazione in città: i due sono stati denunciati in stato di libertà per istigazione a delinquere e procurato allarme.

Il tam tam sui social e sul web con l'annuncio di azioni violente in città ha portato invece i carabinieri di Pavia a intensificare i controlli nei pressi della stazione dei treni, dell'autostazione e dei principali istituti scolastici. Ma anche qui per fortuna non è successo nulla. Per questo sabato gli occhi sono puntati anche su Como dove si temono disordini. Sono preoccupati soprattutto i negozianti perchè sui social girerebbe lo screenshot di un sondaggio di giovani in cui si deciderebbe quale negozio assaltare prima. "Certi ragazzi, minorenni, maggiorenni che scrivono sui social come fossero impuniti, sabato non devono uscire di casa - commenta il vicepremier Matteo Salvini -. Molto banalmente si può fare, quindi sono sicuro che le forze dell'ordine siano già al lavoro per questo".

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