(di Francesca Pierleoni)

"Non parlare di qualcosa, non mettere

la luce dei riflettori su notizie che secondo me è importante

condividere, lo trovo più dannoso delle eventuali conseguenze.

Non farmi avanti non mi farebbe sentire autentica e per me

l'autenticità e la gentilezza sono la cosa più importante". Così

con un sorriso, una radiosa Susan Sarandon, in un lungo abito

rosso, spiega il perché del suo impegno sociale, nell'incontro

con i giornalisti a Roma dov'è arrivata per ricevere ad Alice

nella città, il festival parallelo per le giovani generazioni

della Festa del cinema, il Womenlands Excellence Award 2026 e

presentare l'intenso dramma sociale con un tocco di realismo

magico The Accompanist di Zach Woods.

L'attrice premio Oscar, classe 1946 (è lei a ricordare di

aver appena compiuto 80 anni, e poi scherzando con i

giornalisti, aggiunge "dovreste dirmi che non li dimostro"), è

una delle voci più importanti nello showbiz nel denunciare gli

attacchi di Israele contro i palestinesi, attivismo che l'ha

portata ad essere ostracizzata da Hollywood e anche ad essere

arrestata due settimane fa per aver partecipato a una

manifestazione per Gaza davanti all'Onu. Un episodio al quale

accenna poi nel breve incontro con Elly Schlein prima della

proiezione del film e della masterclass al cinema Moderno ("i

poliziotti erano così giovani che non sapevano neanche mettere

le manette", racconta). All'incontro arrivano anche una

delegazione della comunità palestinese in Italia e Giuseppe

Conte che parla alla platea degli studenti in piazza e ringrazia

l'attrice per non aver mai avuto paura di esporsi. "Ho sempre

cercato di usare la mia posizione, per parlare di fatti legati a

persone che non avevano voce" sottolinea Sarandon. "Non è

importante quello che è successo a me, ma il fatto che,

nonostante il cessate il fuoco, migliaia di persone continuino a

essere uccise a Gaza. In Libano si contano 2.000 morti. Anche i

bambini vengono uccisi. Vengono sepolti vivi e lasciati morire.

La cosa più importante è non permettere che questo diventi la

normalità. Penso che sia essenziale continuare a parlarne e che

Naza (il documentario premiato a Venezia sulla programmazione

sistematica da parte di Israele degli attacchi a Gaza) sia visto

dal maggior numero possibile di persone e che i giovani ne

parlino apertamente".

Fra i temi affrontati dall'attrice, vincitrice di un Oscar

nel 1996 per Dead Man Walking sul tema della pena di morte

("Sarà probabilmente il mio ultimo Oscar" scherza), anche

dell'annuncio fatto dal Segretario alla Difesa Hegseth di voler

far trasmettere in streaming un'esecuzione della condanna a

morte. "Il fatto che che Hegseth lo abbia pensato... forse è la

dimostrazione che fosse strafatto (lei usa la tipica espressione

americana "high as a kite"), oltre ogni limite per fare un

annuncio del genere", che "è il perfetto esempio della mancanza

di moralità, di sensibilità del governo americano, di quanto sia

infettato dalla maschilinità tossica". L'attrice crede "che

l'unica cosa positiva provocata da questo annuncio sia che abbia

avviato un dibattito sulla pena di morte. Questo però la dice

lunga e sottolinea la depravazione di questa amministrazione".

Venendo a The Accompanist, in arrivo dal primo dicembre su

Sky e a pagamento sulle piattaforme Apple, Infinity Prime,

Google Play, Chili, segue il difficile percorso di Emily (la

strepitosa Everly Carganilla), bambina piena di fantasia che

vive con l'affettuoso nonno, il quale però diventa sempre più

assente e confuso. Dopo un difficile incontro con un'assistente

sociale (Aubrey Plaza), la bambina viene affidata a Sylvia

(Sarandon), donna tanto accogliente e empatica quanto misteriosa

e segnata da un lutto traumatico, quello della figlia,

talentuosa ballerina morta di anoressia. Per Sarandon è il

ritorno dopo qualche tempo a un ruolo da protagonista: "Non ne

ho sentito la mancanza - sottolinea - sono sempre stata la

protagonista della mia vita. Amo Zach e questo è un personaggio

che non avevo mai fatto prima. Anch'io sono un po' una strega, i

miei contorni si mescolano, il passato e presente e futuro li

vivo allo stesso tempo… poi volevo raccontare una storia

d'amore, quindi questo film era perfetto".

Più tardi, durante la masterclass, l'attrice parlando del

film cede anche alla commozione. "Anch'io ho una figlia e non è

mai facile il rapporto madre-figlia come non lo è quello tra

padre e figlio. Affrontare questi temi mi ha anche ricordato i

miei sensi di colpa come madre", spiega, aggiungendo un altro

legame personale con la storia: "Sia mia madre che la madre di

Aubrey (Plaza) sono cresciute in affidamento".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA