“A/i chiude. Non c’è un modo semplice per dirlo”. Finita nella black list statunitense delle organizzazioni “antifa”, sigla mai realmente precisata ma bollata dal Dipartimento di Stato come terrorista e eversiva, Autistici Inventati, la colonna vertebrale digitale che ha dato spazio digitale sicuro e strumenti a organizzazioni, collettivi e singoli del movimento italiano e non solo, è costretta a cedere.
Per noi – scrivono – restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate. Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali”.
L’annuncio arriva con un post pubblicato sul sito del collettivo, probabilmente destinato come tutti gli altri a sparire a breve. Si cercherà di salvare il salvabile - e arriveranno le spiegazioni tecniche su come fare – ma il rischio di perdere tutto c’è. “Tenete comunque sempre presente che, così come è stato chiuso senza alcun preavviso il dominio autistici.org, nel frattempo potrebbero esserci altri problemi del genere che non siamo in grado di prevedere”, avvisano.
Il dominio è stato cancellato dal registro generale. Traduzione, 16.000 caselle mail, 10.000 blog, 5500 mailing-list e 1500 siti sono stati resi irraggiungibili senza che gli utenti siano stati informati o un giudice lo abbia ordinato. Poco dopo, Paypal e Banca Etica hanno bloccato i conti del collettivo, congelando le somme lì depositate.
Un effetto diretto della paura delle cosiddette “sanzioni secondarie”, cioè la possibilità per un soggetto terzo di conseguire conseguenze amministrative, finanziarie o penali in caso di rapporti con un’organizzazione sanzionata. Ma questa potrebbe non essere stata l’unica ragione che ha spinto il collettivo a congelare l’infrastruttura digitale su cui da 25 anni si appoggiano singoli militanti, associazioni, comitati, ma anche librerie e altre attività indipendenti.
“La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi- spiegano - non ci permette altre scelte”. Proprio mentre il dominio spariva dal registro generale, la piattaforma noblogs.org, uno dei principali progetti del collettivo ha subito un pesante attacco cracker: è stata modificata la homepage e chi ha attaccato potrebbe aver avuto accesso al database. Per sicurezza, da sempre i dati sono coperti e cifrati, ma è stato un segnale d’allarme che il collettivo non ha ignorato. E forse è un caso, forse no, il 31 agosto è comparso su DataRepublican un dossier online sugli oltre 7mila blog ospitati da NoBlogs, la piattaforma di blogging gestita da a/i, presentata come “una rete internazionale dell’estrema sinistra militante”.
“In questo clima continuare a offrire i nostri servizi è solo un pericolo in più per le nostre utenti, e per tutte le persone che fanno parte delle nostre comunità. In un mondo di accuse slegate dai fatti non possiamo che aspettarci un’ulteriore repressione sproporzionata”.
Nel mirino da quasi un anno dell’universo Maga, il 26 agosto scorso A/i è stato inserito nella lista Usa delle organizzazioni terroristiche globali, perché considerato “importante collettivo tecnologico di estrema sinistra – ha detto il segretario di Stato Marco Rubio - i cui servizi sono utilizzati dalle cellule Antifa più attive e violente negli Stati Uniti e in tutto il mondo”. In concreto, il Dipartimento di Stato, contesta che Rose City Antifa avrebbe usato i servizi del collettivo per diffondere dati personali di agenti dell’ICE, che Jane’s Revenge, una cellula anarchica della campagna di Atlanta, abbia rivendicato attacchi e diffuso istruzioni per ordigni incendiari, e un terzo avrebbe diffuso comunicati di vario tipo. Peccato che non solo A/i non eserciti alcun controllo sui contenuti pubblicati, ma si limiti a dare spazio sul dominio, ma Rose City non era da tempo su a/i e Jane’s Revenge risulta abbandonato dal 2022.

