Quando ieri le forze dell'ordine
si sono presentate a casa sua con l'ordine di carcerazione, il
60enne Luciano Donadio, condannato in via definitiva a
trent'anni come capo del clan dei Casalesi di Eraclea (Venezia),
non c'era. Fino a tarda serata non si è presentato in nessun
istituto penitenziario e non è stato rintracciato. Lo scrivono
il Corriere del Veneto, il Gazzettino e i quotidiani del gruppo
Nem.
La pena è diventata esecutiva dopo che, martedì, la
Cassazione ha confermato l'impianto accusatorio sul clan che per
quasi vent'anni ha messo a segno estorsioni e minacce con metodo
mafioso sul litorale veneziano. A differenza di Donadio, gli
altri condannati si sono quasi tutti consegnati nelle carceri di
varie città. Il braccio destro Raffaele Buonanno (29 anni e si
mesi) si è consegnato a Melfi (Potenza), mentre a Padova si
trova il figlio del boss, Adriano Donadio.
Intanto Dario Vannetiello, difensore di Donadio, annuncia che
la vicenda giudiziaria non è finita qui. L'avvocato lamenta "una
rilevante violazione del diritto di difesa", in quando al suo
assistito sarebbe stata negata "la possibilità di ascoltare
personalmente presso gli uffici della procura la miriade di
intercettazioni all'interno del procedimento". Vannetiello si è
"associato" a un caso simile pendente in Corte costituzionale e
attende la fissazione dell'udienza, alla ricerca di un elemento
per chiedere la revisione. Non è escluso il ricorso alla Corte
europea dei diritti dell'uomo.
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