"Certamente il cinema è in mano alle

nuove generazioni: per forza ci vuole un ricambio generazionale

senno' i film saranno sempre fatti dai soliti attori, i soliti

registi che non sempre pero' riescono a centrare l'obiettivo".

Parola di Carlo Verdone che in occasione dell'annuncio della

cinquina delle opere prime finaliste del Premio Mario Verdone,

suo padre, critico cinematografico, saggista e docente

universitario di storia e critica del film, spiega perché c'è

bisogno come non mai di giovani talenti.

In occasione della presentazione della XVII edizione del Premio

conferito all'interno del Festival del Cinema Europeo a Lecce

dal 7 al 14 novembre prossimo, Verdone spiega che anche dalla

sua esperienza di provini per la serie 'Vita da Carlo' ha

constatato che "siamo pieni di bravi attori e registi che hanno

fatto corti molto buoni; oggi però si va sul sicuro ma ormai di

sicuro non c'è più niente. Di certo c'è un problema di

scrittura". La realtà, afferma, è che "in un momento come

l'attuale in cui il cinema italiano soffre in sala - basta

guardare il Cinetel ogni mattina ed è una cosa disastrosa - si

può fare solo una cosa: cioè - prosegue il regista - scrivere

meglio, trovare idee originali, soggetti spiazzanti che guardino

alla realtà in modo singolare. Non è una cosa semplice anzi è

difficilissima soprattutto in un momento come questo in cui

l'atmosfera non è delle migliori; siamo sommersi da notizie

orribili, non è come gli anni 60 o anche gli anni 70 dove almeno

c'era qualcosa di politico, qui sembra di stare in un medio evo

in cui non si intravedono orizzonti. Però siamo alla ricerca di

qualcosa di nuovo, facciamo il nostro lavoro e cercheremo di

dare un'opportunità a un talento, così come Sergio Leone la

diede a me quando avevo 28 anni".

Quest'anno i cinque finalisti del Premio Mario Verdone,

selezionati da Alberto La Monica, Direttore del Festival del

Cinema Europeo, con il Direttivo dei Giornalisti Cinematografici

Italiani (Sngci) presieduto da Laura Delli Colli, sono: Davide

Angiuli per Cattiva strada; Gabriele Berti, Giovanni Nasta,

Diego Tricarico per Strike - Figli di un'era sbagliata; Mara

Fondacaro per Il primo figlio; Alberto Palmiero per Tienimi

presente; Tommaso Renzoni per Notte prima degli esami 3.0.

Nessuno di loro ha più di 40 anni (come da regolamento) e anzi

alcuni sono molto giovani come la terna di registi di 'Strike'

che è già al lavoro su una nuova sceneggiatura. Fra le cinque

opere prime sceglierà la giuria formata dai fratelli Carlo, Luca

e Silvia Verdone che guardando ai nomi dei vincitori delle

trascorse edizioni hanno premiato autori che, come dice l'attore

e regista, hanno continuato a lavorare (e in alcuni casi a

vincere altri riconoscimenti): tra gli altri spiccano i nomi dei

fratelli D'Innocenzo, Susanna Nicchiarelli, Alice Filippi,

Matteo Oleotto, Margherita Vicario, Greta Scarano. I fratelli

Verdone ringraziano il Festival (assegneranno il riconoscimento

durante il weekend conclusivo della manifestazione) e il

Sindacato dei Critici Cinematografici, la cui Presidente si dice

d'accordo con Carlo Verdone sul tema della necessità di un

ricambio generazionale nel cinema ricordando come anche il

sindacato faccia opera di 'scouting' tramite alcuni

riconoscimenti introdotti anche nell'ambito dei Nastri

d'Argento.

Sì alla creatività no all'algoritmo: Carlo Verdone è tornato a

mettere in guardia dai rischi che l'uso dell'Intelligenza

artificiale comporta per il cinema. "Speriamo non faccia altri

passi avanti: se l'Ia entra a gamba tesa per il cinema la vedo

dura, sarebbe la fine per tante categorie dagli scenografi agli

sceneggiatori ai registi, per non parlare dei doppiatori. Mi

hanno regalato una copia di Borotalco realizzata con l'Ia dove

tutti parlano giapponese con sottotitoli in italiano, la mia

faccia funzionava sì e no e c'erano altri cambiamenti. Dopo

cinquanta minuti ho interrotto: questo sarà il nostro futuro?

Dio ce ne scampi".

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