(
Un film nato "da una ferita che la
storia non è mai riuscita davvero a rimarginare. Margherita
Ferrari trasforma la memoria di Genova in qualcosa di intimo e
onirico, dove il passato torna silenziosamente a interrogare il
futuro". Così Paolo Sorrentino descrive Foa - C'era una volta il
futuro, opera prima della cineasta genovese, che lui produce con
Numero 10. Una storia (coprodotta da The apartment, società del
Gruppo Fremantle, in associazione con Piperfilm e in
collaborazione con Netflix) nella quale il G8 di Genova del 2001
è riflesso da un racconto intimo e collettivo. Il film
interpretato da Gaia Ravina, Gabriele Falsetta, Clara
Tramontano, Iker Urgoiti, Elena Arvigo e Fulvio Pepe è in gara
nella sezione Panorama Italia ad Alice nella città, il festival
parallelo alla Festa del cinema di Roma, e sarà in sala
prossimamente con Piperfilm.
La storia ci riporta a Genova, il 20 luglio 2001: Nicole
(Ravina) 18enne all'ottavo mese di gravidanza, è sola in casa,
perché, credendo che avrebbe avuto accanto il suo ragazzo, ha
preferito restare in città invece di andare in vacanza con la
famiglia. Il giorno della manifestazione, mentre dalle finestre
chiuse arrivano gli echi degli scontri (nelle immagini
d'archivio, si arriva fino all'uccisione di Carlo Giuliani)
sente bussare alla porta e apre incautamente. Si ritrova così
piombare nell'appartamento tre partecipanti alla protesta in
fuga dalla polizia: i ragazzi Elixi (Urgoiti) e Irene
(Tramontano) e il più adulto Julian (Falsetta). Nonostante sia
impaurita, Nicole non li tradisce. Tra lei e i suoi 'ospiti',
l'iniziale incontro/scontro lascia spazio sempre più alla
conoscenza reciproca. "Non è un film che ricostruisce
storicamente negli dettagli quello che è accaduto. C'è un
approccio più emotivo, di ricerca delle tacche che il G8 ha
lasciato, fino ad oggi" spiega nell'incontro con i giornalisti
la genovese Margherita Ferrari, che aveva tre anni e mezzo
all'epoca dei fatti. "Ero piccola, ricordo solo le finestre
chiuse, il caldo, la sensazione che qualcosa stesse per
accadere". L'idea iniziale della storia, la regista l'aveva già
esplorata in forma di cortometraggio: "Il punto di partenza è
sempre stato quello di mettere in una relazione conflittuale due
poli opposti. Intrappolare nella stessa casa due crisi, una più
intima e una collettiva, che però pian piano, esplorandosi,
respingendosi, scoprono tutta una serie di connessioni". Per
Sorrentino "in un momento storico come questo, sostenere i nuovi
autori e permettere alle loro visioni di trovare una forma mi
sembra più importante che mai - sottolinea nella dichiarazione
inviata per il debutto di Foa -. Sono particolarmente orgoglioso
che il primo film (di fiction, ndr) prodotto da Numero 10 abbia
uno sguardo femminile così forte e personale: una storia che ci
ricorda che, anche quando il futuro sembra scomparso, forse sta
ancora aspettando di essere immaginato". Il coinvolgimento del
regista di E' stata la mano di Dio è nato "con un pitch (gli
incontri in cui gli autori, in cerca di finanziamenti,
presentano i progetti ai produttori, ndr) - spiega la cineasta
-. Si è creata immediatamente un'unione di intenti, Paolo ha
visto subito la storia, è una persona molto veloce di pensiero.
Ho capito che entrambi avevamo il desiderio di raccontarla.
Quindi ho cercato di essere all'altezza e mi sono sentita
estremamente sostenuta. La cosa di cui gli sono più grata è lo
spazio che mi ha lasciato, il rispetto per i miei tempi o per
quella che era la mia ricerca". Tra i consigli preziosi "che mi
ha dato, ricordo in particolare l'ultimo, non sentire mai di
essere arrivati, nel realizzare un film". Foa esordisce in
giorni nei quali ragazzi stanno di nuovo scendendo in piazza:
"Qualcosa si sta risvegliando - osserva Ferrari - ma rimane
anche un'enorme paura del futuro e la sensazione di impotenza
rispetto alla deriva che hanno preso le grandi tensioni del
mondo". Nel film "c'è una domanda che rimane attuale: cosa
succede quando non riusciamo più a immaginare il futuro".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA


