(di Francesco De Filippo)

MARIO COLUCCI, CHE COS'E' LA

SALUTE MENTALE? (EINAUDI; 304 PAG.; 25 EURO)

Il 14 per cento della popolazione mondiale, cioè oltre un

miliardo di persone, soffre di un disturbo mentale, la maggior

parte dei quali nei paesi a basso e medio reddito; un dato in

forte crescita. Il 7 per cento dei bambini del mondo tra 5 e 9

anni e il 14 per cento degli adolescenti (10-19) convivono con

un disturbo mentale. Sono alcuni dei dati dell' ultimo rapporto

dell'Oms che Mario Colucci snocciola per segnalare a gran voce

che "forte è il bisogno oggi di adottare un pensiero critico

rispetto a questi temi". E che lo scriva lui, triestino

d'adozione e basagliano convinto, nel suo ultimo saggio,

avvalora la necessità.

L'interrogativo del titolo è una riformulazione propria di

Basaglia che nel 1967 provocatoriamente si chiedeva 'che cos'è

la psichiatria?' Ma il rivoluzionario psichiatra era rimasto

colpito dalla violenza dei trattamenti riservati ai malati di

mente a Gorizia (e altrove); oggi, chiusi i manicomi proprio

grazie a lui, siamo in una dimensione molto meno cruenta. Dunque

la domanda che pone Colucci è fondata e proietta in avanti la

ricerca e la cura.

"Oggi la psichiatria è quella universitaria" sintetizza

Colucci, è avvolta in un "ambito biomedico, di formazione

accademica". E' tempo di "interrogarci su quali sono i problemi

della salute mentale: offre un aiuto terapeutico che emancipi le

persone, le faccia uscire dalla deriva sociale, dalla malattia,

dall'isolamento?".

E ancora, "la salute mentale non ripete le stesse modalità di

approccio che aveva la psichiatria un tempo?" Per questo il

sottotitolo "Genealogie e prospettive critiche": comprendere la

storia delle istituzioni, delle pratiche della salute mentale,

in Italia e nel mondo. "Se l'Italia è stata una avanguardia con

la chiusura dei manicomi, oggi è il paese che segna il passo:

non è stata al livello" afferma ancora Colucci. Che auspica un

pensiero critico in quanto la salute mentale "è stata assorbita

nei saperi biomedici e ha perso la capacità di leggere il

disagio psichico anche attraverso sociologia, psicoanalisi, le

scienze umane". Insomma, "vanno rilanciate le prospettive

critiche".

Colucci non fa tutto da solo, ha chiamato a collaborare nel

libro molti esperti, italiani e stranieri tra cui, ad esempio,

Allen Frances, decano della psichiatria americana, il direttore

del DSM-IV (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi

mentali dell'American Psychiatric Association). Con Lila

Williams, lo studioso si sofferma sulla diagnosi psichiatrica e

parla di inflazione diagnostica (tutti possono avere una

diagnosi psichiatrica) sottolineando che la moltiplicazione

delle diagnosi ha 'patologizzato' la vita ordinaria. Le

conseguenze? Paradossali: le patologie gravi sono sempre meno

curate mentre l'attenzione è rivolta alle piccole patologie

(panico, depressioni, ansia ecc.). Allo stesso modo, si

approfondisce nel libro il tema degli psicofarmaci: "Ci sono

sempre più evidenze che vanno deprescritti, bisogna cominciare a

ridurli e le malattie mentali devono prevedere una sospensione

di trattamenti". Anche considerando che

gli psicofarmaci funzionano di più se associati a una

psicoterapia.

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