(di Francesco Gallo)

'Possible Love, Wild Horse Nine,

Woman Unknown e Kore-eda, questo il possibile quartetto di un

ideale Totoleone di questa edizione, la 83/ma della Mostra

Internazionale d'Arte Cinematografica che si chiude sabato e in

cui ci sono molti film in cui la performance attoriale pesa a

volte più del resto. A questo si aggiunge l'atteso documentario

NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor passato oggi che pur non

mostrando particolari qualità cinematografiche (tranne il colpo

di genio del finale) ha il tema dalla sua: veri agenti

israeliani che raccontano come da circa tre anni hanno

pianificato la distruzione di Gaza senza affatto tener conto

delle vittime civili. Impensabile non dargli un premio.

Per gli italiani in pole position 'L'estranea'

thriller/horror di Paolo Strippoli, il meglio accolto dalla

stampa internazionale e, a seguire, 'Succederà questa notte' di

un inedito Nanni Moretti sentimentale. Intanto 'Possible Love'

di Lee Chang-dong, già Leone d'argento con 'Oasis', questa volta

in un racconto ispirato a uno dei capitoli del Decalogo di

Kieslowski. Nel segno della lotta di classe e delle disparità

sociali la storia segue due coppie sposate che appartengono a

mondi completamente diversi: un operaio rimasto senza lavoro e

sua moglie e una documentarista affermata e marito. La regista

ricca, elegante e progressista ha tanta voglia di raccontare

l'operaio e così decide di ospitarlo insieme alla moglie. Uno

sfiorarsi pericoloso quello di queste due coppie (straordinaria

poi l'attrice Cho Yeo-jeong) non senza conseguenze.

'Wilde Horse Nine' è uno di quei film che ha messo d'accordo

tutti. Tra spy story, thriller e commedia, a firma di Martin

McDonagh con John Malkovich e Sam Rockwell nei ruoli di due

improbabili agenti della CIA in missione in Cile alla vigilia

del golpe contro Pinochet. Toni grotteschi sullo sfondi di una

politica estera americana spregiudicata fatta di

'destabilizzazione', colpi di Stato ed omicidi mirati (è più

volte citato quello di John Fitzgerald Kennedy).

'Woman Unknown' della regista May El-Toukhy si porterà a

casa, e anche meritatamente, qualcosa. Intanto è l'unico film

diretto da una donna (a parte la co-regia di Rachel Szor in

NAZA) e poi è davvero bella la storia drammatica di una

cameriera e giovane governante, Marie (una straordinaria

Mathilde Arcel), che sta per sposare il ricco e anziano vedovo

per cui lavora, Christian. Siamo nella Danimarca del dopoguerra

e la donna nasconde un segreto: durante la Seconda guerra

mondiale ha avuto una relazione con un soldato tedesco.

'Look Back' di Hirokazu Kore-eda, adattamento di un manga

cult di Tatsuki Fujimoto, ha incantato tutti. Bellezza e

commozione nel vedere il coming of age di due adolescenti, che

più diverse non potrebbero essere, che disegnano prima per il

giornalino scolastico e poi fanno carriera nella produzione

manga. Pura magia anche quando arriva la tristezza.

Tra gli altri candidati, in un'edizione di buona qualità e

dunque più difficile da decifrare: 'Un Bon Petit Soldat' di

Stéphane Brizé con un Alba Rohrwacher da Coppa Volpi nel ruolo

della responsabile delle risorse umane di una grande

assicurazione diretta da Vincent Lindon che la inizierà presto

ad avere il cuore duro e 'Bunker' di Florian Zeller,

thriller psicologico con protagonisti Javier Bardem e Penélope

Cruz nel ruolo di una coppia in crisi da quando al marito,

architetto alla moda, viene commissionato da un potente magnate

un bunker faraonico da costruire alle Hawaii. All'appello

mancano comunque due film: A Bit of Light e Ritorno a Buenos

Aires di Marco Bechis.

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