Anche se non manca lo spazio, il cielo sta diventando un posto affollato. I 28mila satelliti e 56mila altri oggetti che orbitano attorno alla Terra, per un totale di 9.300 tonnellate di peso, rischiano sempre più spesso di scontrarsi e aumentare il numero di detriti spaziali.

Viaggiando a 30mila chilometri all’ora, questi oggetti orbitanti tra i 500 e i 900 chilometri di altitudine, interi o frammentati per precedenti collisioni, sono veri e propri proiettili.

Il satellite disintegrato

Da ieri il pericolo è ancora più grande. Un vecchio satellite meteo di era sovietica è stato infatti colpito da un detrito, si è disintegrato e ha rilasciato migliaia di altri frammenti, che potrebbero innescare una reazione a catena.

Se questa dovesse superare un certo limite – secondo le stime più pessimistiche potrebbe avvenire entro un decennio – si rischierebbe una reazione incontrollata. Sarebbe la sindrome Kessler, prevista nel 1978, e non lascerebbe un satellite intatto.

Già oggi una tonnellata al giorno di detriti spaziali ricade sulla Terra. La maggior parte si incenerisce per via dell’attrito dell’atmosfera, ma la Us Federal Aviation Administration stima che nel 2035 gli oggetti precipitati dallo spazio potrebbero colpire una persona ogni due anni.

La sindrome Kessler

E dire che quasi cinquant’anni fa, quando lo scienziato della Nasa Donald Kessler fece la sua previsione, non esisteva ancora internet, né il progetto di Starlink di lanciare 100mila satelliti nei prossimi anni (ora la costellazione ne ha 11mila attivi).

Ogni satellite di Starlink deve compiere circa 40 manovre d’emergenza all’anno per evitare di scontrarsi con un detrito. I frammenti – almeno quelli più grandi – sono seguiti costantemente da terra per anticipare ed evitare le collisioni.

“Tendenza preoccupante”

Leolabs, l'azienda californiana che si occupa del monitoraggio dei detriti e ieri ha dato notizia della distruzione del satellite sovietico, ha scritto su X che “la tendenza è preoccupante”. Il mese scorso a essere distrutto era stato un vecchio satellite spia americano. Ad agosto uno stadio di razzo cinese. A marzo era esploso un satellite di Starlink.

A gennaio un frammento aveva colpito la navicella attraccata alla stazione spaziale cinese. Per sicurezza la capsula era tornata a terra senza equipaggio.

La stazione spaziale internazionale invece era stata costretta ad accendere i razzi ed effettuare una manovra d’emergenza all’inizio dell’anno. Sulla sua traiettoria era infatti diretto un frammento creato da una collisione storica, che ancora continua a minacciare l’orbita bassa.

Prove di guerra spaziale

Si tratta del test missilistico spaziale effettuato dalla Cina nel 2007. Il satellite meteorologico Fengyun 1C era stato centrato da un missile lanciato da terra: una vera prodezza dal punto di vista del prestigio nazionale.

Il test non era stato solo uno dei primi passi della militarizzazione dello spazio. La distruzione di Fengyun costellò l’orbita bassa di 3mila frammenti: il 25% di tutti quelli presenti all’epoca. Secondo la Nasa si era trattato dell’evento di formazione di detriti più grave della storia.

Due anni dopo avvenne il primo scontro fra satelliti – uno americano e uno russo – alla velocità di 11,7 chilometri al secondo. Altri 2.300 frammenti si aggiunsero alla nuvola di “roba vecchia” spaziale che circonda la Terra. La minaccia della sindrome Kessler non poteva sfuggire al cinema, che nel 2013 gli ha dedicato il thriller Gravity, con Sandra Bullock e George Clooney.