Il Veneto ha finalmente una legge sul suicidio medicalmente assistito, approvata nel pomeriggio con una votazione veloce, seppure tra molte tensioni durante il voto dei molti emendamenti e subemendamenti, e alcune intemperanze – in extremis – da parte di chi non voleva assolutamente questo importante passaggio. Una “legge di civiltà”, l’aveva definita il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, che fin da subito – e allora era governatore del Veneto – ha appoggiato questa battaglia.
Il testo base era stato presentato dall’Associazione Luca Coscioni, sostenuto da 9mila firme, e arrivò per la prima volta in quest’aula il 19 gennaio 2024. Non passò per un voto, è passata oggi, e così il Veneto è la prima regione guidata dal centrodestra a dotarsi di regole che riguardano la gestione del fine vita. Questo nell’attesa che il Parlamento legiferi sul tema (ma non succede mai, nonostante i tre richiami della Corte costituzionale, che nel 2019 ha riconosciuto il suicidio medicalmente assistito).
Nell’attesa, tre regioni di centrosinistra (Toscana, Emilia Romagna, Sardegna) si sono dotate di regolamenti sul tema, e adesso tocca al Veneto (leghista), dove l’iter è stato sì a ostacoli, e il risultato non perfetto (ad esempio sul problema dei tempi, che è fondamentale per il paziente che vuole accedere alla procedura legale per il fine vita), ma “un passo importante per tutti i cittadini veneti, che devono avere certezza nelle risposte nel momento in cui chiedono di poter accedere alla morte volontaria assistita”, ha commentato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni e presente a Palazzo Ferro Fini.
E l’avvocata Gallo ha voluto ricordare uno dei primi casi veneti, “quello di Gloria, che in tempi brevi ha ricevuto verifiche e risposte. Ma è stata una situazione isolata, perché gli altri casi che abbiamo seguito hanno evidenziato tempi dilatati nelle risposte, anche per le verifiche nei confronti della persona. Ma quando una persona chiede di essere sottoposta a verifica perché ha una sofferenza che reputa intollerabile, la Corte Costituzionale ci dice che vi deve essere una pronta presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale”.



