(di Francesco Gallo)

Un film doloroso quanto tenero

quello del regista iraniano Ali Asgari dal titolo 'A Bit of

Light', in concorso alla Mostra del cinema di Venezia che si

chiude domani e che sarà distribuito in Italia da Teodora. Un

film comunque che avrebbe dovuto vedere Donald Trump, più volte

citato, per capire che il popolo iraniano ha un'identità forte

difficile da soffocare.

Protagonista un medico iraniano (Misagh Zareh) che ha perso

la fiducia nel futuro dopo essere stato arrestato e aver visto

chiuso il suo studio medico. Ora ha un solo obiettivo: togliersi

la vita. Ma siccome è davvero una brava persona, pensa bene di

avvisare i parenti della sua volontaria dipartita e trascorrere

un ultimo giorno in visita ai fratelli e soprattutto alla madre

per prepararli. Ma come dirlo a quest'ultima? Da qui un film

straordinariamente tenero e forte in cui i legami, con i

relativi sentimenti, mostrano appunto una resilienza difficile

da sconfiggere.

Nel film, girato a inizio conflitto, viene evocato Trmp

quando, durante alcune scene, si annunciano bombardamenti

dell'aviazione Usa: in questi casi è d'obbligo mettere i nastri

ai vetri delle finestre perché non si rompano. "Il personaggio

di questo film è così perché l'ambiente della società iraniana è

cambiato. In un anno abbiamo avuto due guerre e un massacro che

c'è stato a gennaio e che ha creato molta depressione in tutti.

Quindi ho pensato a questo dottore che vuole suicidarsi, una

cosa molto comune perché i medici sono stati gli unici

testimoni, con Internet disconnesso e nessuna comunicazione, di

tutti questi morti, di tanti giovani" dice Asgari. E ancora il

regista: "È stato molto difficile perché abbiamo cominciato il

film solo qualche giorno prima della guerra. Poi abbiamo

continuato nonostante i bombardamenti. È successo anche che

hanno bombardato a cento metri da noi. Tutte le finestre sono

state rotte e tutta la casa tremava. Ma per me, soprattutto in

questo film, era molto importante raccontare questa storia della

speranza, della vita quotidiana del popolo iraniano e mostrare

che tutto continua e che anche noi facciamo yoga, andiamo al

teatro, portiamo avanti tutte le piccole cose di tutti i

giorni".

Cosa è cambiato in Iran? "Il mio Paese sta cambiando ogni

giorno. Se qualcuno era in Iran solo un anno fa, oggi lo

troverebbe diverso. Per esempio solo cinque anni fa non vedevate

nei film donne senza veli, ma ora i registi hanno deciso di

toglierli perché la società è cambiata. Anche nelle strade

nessuno mette questi veli".

Dice infine Misagh Zareh, l'attore protagonista che potrebbe

correre per la Coppa Volpi, anche se la gara è molto affollata

quest'anno: "La cosa che mi pesa di più è il senso d'impotenza,

non poter fare niente per cambiare. Un piccolo post che ho messo

su Instagram contro la pena di morte ha fatto sì che il giorno

dopo mi abbiano chiamano in tribunale. Il cinema - conclude -

per fortuna è l'arma con cui ci difendiamo".

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