Un'impasse montata nel tempo, con i timori degli armatori italiani di fronte ad una situazione di ritardi e gestione a rilento che vedeva le loro navi particolarmente penalizzate nel transito del Mar Rosso, dopo l'escalation di tensione nello Stretto di Bab el-Mandeb. Poi l'intervento del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che - viste le contromisure di altri Stati come la Francia - si è detto pronto ad agire anche lui autonomamente pur di sbloccare la situazione, "in virtù delle decisioni già adottate da alcuni Paesi alleati e partner". La fregata militare Bergamini dell'operazione europea Aspides in queste ore accompagna così il mercantile italiano Jolly Oro, ma prima che questa situazione si rimettesse in moto si sono succeduti giorni di richieste, strategie preventive e mosse diplomatiche per giungere a una svolta senza creare un vero strappo con l'Ue.
Il rallentamento delle navi italiane nel Mar Rosso, se non l'immobilismo, era cominciato con l'intensificazione degli attacchi Houthi nello Stretto tra Gibuti e lo Yemen, dove sono presenti per la missione europea di Aspides la fregata italiana e quella greca. Da allora gli armatori hanno cominciato a denunciare sotto traccia una situazione di continui rallentamenti e blocchi per giorni, nonostante alcune navi - in particolare quelle francesi - transitassero comunque scortate grazie alla presenza di fregate della Marina d'Oltralpe, le cui forze armate sono presenti a Gibuti (per esempio nella base navale di Héron) nell'ambito di altre operazioni. A ciò si sarebbero aggiunte altre difficoltà emerse con il nuovo comando greco della missione Aspides, succeduto a quello italiano e ora affidato all'ammiraglio Gryparis.
"L'attuale gestione è poco all'altezza della missione militare, le regole di ingaggio dell'operazione sono diventate poco chiare - segnalavano gli armatori, invitando a un intervento italiano - . Rispetto alle richieste di transito le risposte arrivano in ritardo e intanto si vedono sfilare navi francesi scortate dalle loro forze armate, mentre le altre sono ferme o vanno a rilento". Con la fregata Bergamini ferma al porto a Gibuti, viste le indicazioni di assessment operativo deciso dai vertici della missione, la mossa di Crosetto è stata annunciata al forum sulla Risorsa Mare a La Spezia: la navi non possono aspettare la burocrazia europea, perciò l'Italia è pronta a decidere autonomamente di scortare i mercantili del nostro Paese. Dopo poche ore la situazione si sblocca, con la fregata che riparte per scortare un mercantile italiano e la stessa operazione continua a svolgersi nel pieno ambito della missione. Una vittoria innanzitutto politica per il ministro della Difesa Guido Crosetto, soddisfatto per il fatto che quella sollecitazione abbia colpito nel segno. Ed è sollevata innanzitutto l'associazione di categoria di 'Assarmatori': "ora si va esattamente nella direzione auspicata dagli armatori", dice il presidente Stefano Messina.
Al momento non ci sono navi italiane in particolari esigenze di transito nello Stretto ma ogni settimana passano fino a dieci mercantili funzionali all'asset strategico nazionale, che ora si spera possano procedere più celermente e in sicurezza. Si tratta di numeri decisamente più esigui rispetto a quelli registrati prima del 7 ottobre 2023, che ha segnato la nascita del nuovo conflitto in Medio Oriente: prima di quella data transitavano nel Mar Rosso 65 navi al giorno, di cui cinque o sei legate ad interessi strategici italiani.
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