(di Francesca Chiri)

Prima di incontrarsi di persona in

tv, quando venne chiamato da Renzo Arbore ad unirsi alla

compagnia dell'Altra Domenica, Andy Luotto, newyorkese

naturalizzato italiano, si era imbattuto in Giorgio Bracardi

quasi per caso. "Per imparare l'italiano mio padre mi

costringeva ad ascoltare la radio e io lo accontentai: tutti i

giorni mi mettevo lì ed ascoltavo Giorgio e Mario (Marenco) ad

Alto Gradimento" ricorda, commosso, la voce che va e che viene

da un treno in cui sta viaggiando: "loro erano i miei eroi".

"Quello che sento è un dolore fortissimo" racconta all'ANSA

Luotto, uno degli amici che ha continuato a fare visita a

Bracardi fino alla fine, fino a quando si era dovuto trasferire

dalla sua abitazione di Monteverde alla casa di riposo di Fiano

Romano dopo la rottura di un femore. "Gli ho voluto davvero

bene, le sue fotografie, di lui con i miei figli in braccio,

sono incorniciate a casa mia. Lo amavano tanto anche loro" che

fin da bambini avevano imparato a misurarsi con la sua comicità

surreale e goliardica. "Ricordo quando lo conobbero. Lo avevo

invitato a cena e ci sedemmo a tavola, ben apparecchiata, per

una cena formale: a un certo punto, mentre tagliavo il pollo,

lui prende un bicchiere e si sente una grandissima pernacchia. I

miei figli rimangono paralizzati, imbarazzati, non sapevano che

potevano ridere! Non sapevano che lui era il re della

pernacchia. Erano terrorizzati. E quando ne ha fatta una seconda

per lo spavento sono finiti sotto il tavolo". Ne facevano tante

di serate come quella, poi Giorgio si sedeva al pianoforte. E

che cantava? "Cantava 'Io so' stronzo, me ne vado a zonzo.." e

queste canzoni le insegnava ai miei figli. Loro le cantavano a

squarciagola, per loro era l'unico modo di poter dire delle

parolacce in casa!".

Luotto si sente un erede di quella comicità? "Quando mettono

il mio nome in mezzo a quello di Bracardi e Marenco mi sento

importante. Ma senza di loro io non avrei fatto niente. Se non

ci fossero stati loro nel mondo della comicità non sarebbe

accaduto tutto quel che è accaduto". Luotto ci tiene a ricordare

tra loro anche la figura di Riccardo Pazzaglia, "un mentore, un

gran signore". E Marenco, di cui ricorda la volta che inviò un

mazzo di rose rosse alla sua fidanzata: "lo chiami e gliene

chiesi ragione e sai che mi rispose? Beh, metti che ci sta?".

Di Bracardi ricorda poi un altro storico aneddoto, "quella

volta che fummo chiamati da Agnelli a fare uno spettacolo a

Stupinigi. Era un contesto molto formale. Giorgio uscì

dall'albergo completamente nudo, vestito solo di un paio di

scarpe. Che geni che erano. Io sono stato veramente fortunato,

ma veramente fortunato - ripete - a conoscere questi grandi

signori".

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